Vivere con lentezza, sempre

Bruno Contigiani, amico, ex collega di Telecom e oggi scrittore di successo grazie al libro – lo conoscerete tutti – "Vivere con lentezza" ci propone uno stile di vita più consono all’essere umano. E ci fa capire che, anche attraverso internet, è possibile "lavorare" non sulla notizia per la notizia, ma sul valore del tempo e della riflessione….

Un blog in controtendenza rispetto al chiacchierare delle "ultimissime" e delle "news" che mi è piaciuto molto, e sul quale ho letto tanti commenti positivi rispetto al mio cortometraggio – grazie Bruno! – sulla Classe Creativa milanese presentato questa settimana. Grazie a tutti i lettori "lenti" dunque.

Qui a Mantova lo spirito si comprende ancor di più, e veppiù di apprezza. E poi grazie a tutti gli amici che giovedì sera han presenziato a "Esistere! Esistere! Esistere! (ma perché non ho fatto l’idraulico?)". Idraulici compresi!

PS: Durante la proiezione di "Esistere!" ho conosciuto un idraulico – ovvero il rappresentante piemontese della categoria – che mi ha detto una cosa che non dimenticherò mai. Mi ha detto, guardandomi negli occhi fitto fitto: "Ricordati, nessuno mai ti regalerà niente, ma ce la farai! Tieni duro!". Beh, voglio ricordare con queste belle parole un momento difficile, complesso, nel quale ho avuto sostenitori inaspettati, e inaspettati detrattori. Promesso gentile signor idraulico: tengo duro!

  • Enrico Neiretti |

    Gentile Signora Tagliabue, innanzitutto la ringrazio per la risposta; apprezzo sempre il buon gusto e l’eleganza di rispondere alle questioni anche quando ci irritano.
    Senz’altro ha ragione quando dice che internet non basta per affrontare questioni complesse. Ma è quello che abbiamo per comunicare, o perlomeno per provarci.
    La stupirò, ma ritengo possibile che i suoi e miei riferimenti culturali non siano così dissimili come lei crede; sulle persone, beh non so che dire…
    Ho simpatia, ammirazione, forse un pizzico di invdia per coloro che vivono e lavorano in sintonia con il proprio sentire, con i propri desideri. Ma mi irrita un po’ il guardare le altre esperienze, le altre scelte, dall’alto in basso; spero che lei mi smentisca.
    Sono convinto che coloro che fanno della creatività e dell’intelletto un tratto distintivo del proprio essere -al di là della profesione svolta- non possano abbandonarsi a generalizzazioni, a letture semplicistiche della realtà, a spiriti corporativi, a tutti i vizi che segnano il tratto del conformismo italiano.
    Cordialmente.
    Enrico

  • Cristina Tagliabue |

    Caro signor non conformista, la sua è un’opinione, e per questo va rispettata… E per lo stesso motivo, la pubblico.
    Ciononostante, ognuno ha le persone in cui crede, e quelle in cui non crede. Ognuno ha i propri riferimenti culturali. Ovviamente non concordo: è tanto facile giudicare, e criticare. E’ tanto difficile fare.. Ma per questi discorsi, signor Neiretti, purtroppo internet non basta. Bisogna guardarsi negli occhi, e confrontarsi sul serio.
    Non sempre c’è tempo e modo di farlo con tutti. Dommage!

  • Enrico Neiretti |

    Ti confesso Cristina, che il taglio provocatorio dell’iniziativa “Esistre! esistere! esistere!” mi è piaciuto poco.
    Immagino che la figura stereotipata dell’idraulico fosse appunto una trovata provocatoria, ma secondo me, un tema serio merita di essere rappresentato in modo un po’ meno convenzionale e prevedibile; non dimentichiamoci che si parla di arte e di pensiero…
    Provocazione per provocazione ho scritto di getto le poche righe che seguono; spero che non paiano troppo corrosive.
    Un saluto ed un augurio.
    Enrico
    CREATIVITA’ CONFORMISTA
    Ed ecco finalmente gli artisti dello stereotipo, i pensatori del luogo comune; ci mancavano, o forse erano troppo timidi, e non li avevamo notati.
    Ma ora finalmente ecco il loro disperato grido di dolore: “esistere, esistere, esistere” Caspita!
    Se fossero imprenditori lancerebbero strali contro i sindacalisti lavativi, se fossero sindacalisti contro i padroni sfruttatori; se fossero cattolici griderebbero al laicismo, se fossero laici si lancerebbero in iperboli anticlericali.
    E se fossero ministri lancerebbero anatemi contro i fannulloni o magari contro gli insegnanti del sud.
    Niente di nuovo verrebbe da dire, in questo paese banale e corporativo, dove tutti sono indiscutibili professionisti della lamentela pubblica.
    Si potrebbe, un po’ pasolinianamente, ricordare agli artisti del clichè, agli intellettuali luogocomunisti, che probabilmente loro, i “giovani” trenta-quarantenni hanno solide famiglie borghesi alle spalle, che hanno sostenuto senza battere ciglio i loro più o meno pregevoli talenti creativi, mentre invece i vituperati idraulici sono arrivati alla tanto invidiata posizione sociale faticando sin dai quindici anni di età, e provengono certamente da famiglie di modesta estrazione sociale.
    Ma questo è vecchiume retorico vero?
    Oppure si potrebbe richiamare un po’ di attenzione sul fatto che montare, costruire, riparare, programmare, sono mansioni che richiedono conoscenze e competenze diverse, ma non inferiori a quelle dei celebrati talenti creativi.
    Ma temo che anche questa considerazione scivoli senza lasciare segno sella coscienza spocchiosetta dei nostri stagionati giovani intelletti.
    E allora forse conviene tentare un arbitrario giudizio, approssimativo certo, del talento artistico ed intellettuale che traspare da questa accorata iniziativa; certo che se pensiamo all’arte, alla professione intellettuale come capacità di leggere la realtà in modo libero, critico, aperto, svincolato da pregiudizio e da conformismo, se crediamo alla produzione di idee, allo stimolo a pensare, non ce la passiamo un gran che bene!
    Si continui pure a collezionare caricature sociali, a produrre patacche stereotipate, ma chiamiamo questa attività con il suo nome: cazzeggio, non arte né pensiero.
    Buon divertimento!
    Enrico Neiretti

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