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I banchi della scuola: un mese pericolosamente “in prima pagina”

Un mese fa scrivevo, insieme a due compagne di viaggio, circa una questione che mi sembrava spinosa, e meritava un’interrogazione parlamentare. La questione dell’acquisto dei banchi.
La lettera è stata inviata a Matteo Richetti di Azione, che poi ha in effetti fatto una vera e propria interrogazione. Ecco qui di seguito il testo che non ho mai pubblicato, e che ha “mosso” il sistema scuola, a porsi delle serie domande.

Mercoledì 1 luglio 2020

Gentile Onorevole

le scriviamo a nome di Priorità alla Scuola il movimento nazionale che in questi mesi si è mobilitato per chiedere di mettere al centro delle politiche di questo paese, soprattutto nelle misure di rilancio in conseguenza dell’emergenza Covid-19, la Scuola pubblica italiana. Abbiamo, come lei saprà, raccolto oltre 87.000 firme per sostenere le nostre richieste alla Ministra Azzolina, organizzato il 23 maggio in 19 città italiane una mobilitazione nazionale che il 25 giugno sono diventate 60. 

La nostra indipendenza è la nostra forza ma le nostre istanze non sono solo disattese ma spesso le nostre richieste di maggior trasparenza rimangono inascoltate. Ci rivolgiamo a lei perché si faccia promotore di una interrogazione parlamentare su un acquisto che ci suona un po’ come uno scherzo del destino.

E’ di queste ore è la notizia dell’acquisto massiccio da parte del Miur delle sedie Steelcase Node con tavolino, descritte dalla legenda dell’azienda fornitrice C2 Group come “sedie rivoluzionarie con sei rotelle rotanti senza freni adatte ad ogni ambiente scolastico e progetto educativo, considerate a livello mondiale uno strumento ottimale per la gestione degli ambienti scolastici 2.0 e 3.0, è progettata per poter effettuare rapide transizioni dalla modalità di insegnamento frontale a quello collaborativo. Rispetto al concetto tradizionale di una scuola fatta di banchi e sedie, la sedia Node crea un ambiente versatile e poliedrico”. 

Nel citare la descrizione tecnica del prodotto non facciamo ironia né desideriamo contrastare l’azione di governo in modo pretestuoso. Tuttavia pensiamo che questa scelta sia paradigmatica del progetto che si sta attuando nei confronti della scuola pubblica, senza un vero processo di condivisione né di informazione verso i milioni di alunni e genitori.

Leggiamo sul profilo Facebook del Sottosegretario Peppe De Cristofaro che sta lavorando il commissario Arcuri per un acquisto ingente – parole sue – di banchi singoli di ultima generazione per garantire il distanziamento necessario in tutte le classi italiane e migliorare la qualità complessiva dell’ambiente scolastico per le nostre studentesse e i nostri studenti.

L’investimento sarà importante e ulteriore rispetto ai fondi ministeriali disponibili, prosegue, dichiarandosi convinto dell’utilità di questo intervento che non rappresenta semplicemente una misura di contrasto contro la diffusione del virus, ma anche un’opportunità per migliorare la qualità delle infrastrutture scolastiche e dell’insegnamento. 

Ora, se non fosse così critica ed esasperata la situazione della scuola pubblica italiana ci verrebbe da sorridere. Ma non possiamo e non vogliamo. Ieri sera alla trasmissione In ONDA su La7 la stessa Ministra ha dichiarato che non le risultano difficoltà dei dirigenti scolastici nel far rispettare il metro di distanza nelle aule e che l’acquisto di tantissimi banchi singoli e moderni serve per avere una didattica diversa.

Il sussulto nell’udire ragionamenti di questo tipo è stato unanime. Ci siamo domandati quale VISION (per citare le parole della ministra) di scuola abbia questo governo e la ministra dell’Istruzione che lo rappresenta. Per decenni, forse secoli, ci si è interrogati inutilmente sul senso della formazione, della scuola, di come la scuola avrebbe dovuto essere e cosa avrebbe dovuto significare. E invece bastano dei banchi spaziali monoposto, più simili a un girello o a una sedia da convegno che a una postazione scolastica per realizzare una didattica innovativa e inclusiva: a saperlo prima Maria Montessori non avrebbe perso una vita nel costruire il suo progetto di scuola, e tutto quel materiale didattico. Il banco non ha un piano d’appoggio adeguato per un’attività scolastica infatti, troppo esiguo per scrivere, disegnare, disporre materiali. Non è sicuro, con le sue rotelle senza freni. Ricordiamo la tragedia del bambino volato giù dalle scale recentemente e per la cui tragica morte sono state condannate docente e personale ata.

E poi, a fronte di queste surreali considerazioni su quale scuola per il futuro ci attenda, ci chiediamo anche: chi paga? Articolando meglio questa domanda, vorremmo che fosse chiesto al Premier Conte e alla Ministra Azzolina quali fondi saranno utilizzati per questo massiccio acquisto in urgenza.

Abbiamo chiesto all’azienda produttrice quale fosse il costo unitario per sedia/stazione spaziale ci hanno risposto, con velocità e solerzia, che il prezzo unità si aggira intorno ai 350 euro più iva, per una spesa di 427 euro ciascuna, con piccole scontistiche legate al tipo di ordine.
Facendo un rapido calcolo matematico del tipo “Se il numero di alunni della scuola italiana è di 7.600.000 (fonte: Il Sole 24 ore 03 luglio 2020) e il costo per l’acquisto di ciascuna sedia è di 427 euro quanto spenderebbe il Miur se volesse acquistare una sedia per tutti gli alunni?”

La risposta sarebbe 3.245.200.000. Una cifra enorme. Ma se anche volessimo limitare la spesa al ciclo primario, come nelle intenzioni dichiarate, sarebbero circa due miliardi. A chi come noi rivendica da mesi investimenti consistenti per la riapertura a settembre in presenza e in sicurezza e per salvare la scuola pubblica viene subito in mente quante cose si potrebbero fare con oltre 3 miliardi di euro o circa 2.

Secondo alcune fonti (Sbilanciamoci prima tra tutte) per rilanciare la Scuola secondo le linee guida ci vorrebbero circa 50.000 euro per ogni classe. Considerando insieme la quota di spesa per personale scuola e di intervento sull’edilizia scolastica, quindi con 3.245.200.000 si sistemerebbero ben 64.904 classi. Considerando che il numero delle classi totali in Italia si aggira (fonte Il Sole 24 ore 03 luglio 2020) intorno a 369.769 potremmo sistemare più di 1/6 del totale delle classi italiane.
Se per ripartire a settembre in presenza e sicurezza si stima un impegno di spesa di 10 miliardi, la spesa per queste fantomatiche sedie rappresenterebbe un terzo dell’investimento in istruzione. 

A questo punto l’altra domanda che ci siamo fatti è circa la provenienza di questi fondi, visto che il sottosegretario, sempre su Facebook, ci dice che saranno aggiuntivi.

Cogliamo con favore che siano stati individuati fondi aggiuntivi ma ci domandiamo perché utilizzarli in questo modo? Molto probabilmente trattasi di fondi dell’Unione Europea non spesi, e, come è accaduto, si pensa alla prima cosa che passi per la mente per spenderli entro le scadenze dettate dalle norme.  

Inoltre occorre considerare che la spesa totale per questi nuovi arredi, perché di questo si tratta, anche se vogliono farli passare per strumenti didattici, ha altri costi intrinsechi. Infatti questo nuovo acquisto comporterebbe lo smaltimento di 5/6 milioni di banchi ad oggi in uso, un’operazione enorme e complicata che non avrebbe costi contenuti, non solo economici ma anche ambientali.

Se ipotizzassimo infatti che ciascun banco da smaltire pesi 1 kg, e sappiamo che è molto di più nella realtà, dovremmo smaltire oltre 6 tonnellate di materiale di scarto: è il peso di un incrociatore militare. Per non parlare che le nuove postazioni stellari individuate sono interamente di plastica, con tutte le certificazioni possibili si legge dal sito della società produttrice, ma sempre plastica è. Questo in deroga al principio della sostenibilità ambientale, dell’Agenda 2030, del futuro climatico delle nuove generazioni. Generazioni doppiamente beffate, ora quando diciamo loro che una sedia a rotelle di plastica non è un arredo ma uno strumento didattico, domani quando dovranno smaltire tutta questa plastica in un mondo già fortemente depauperato e in avanzata crisi climatica. 

Inoltre, purtroppo, ci domandiamo se questi fondi aggiuntivi siano stati individuati in impegni di spesa già precedentemente assunti. Risale al dicembre 2019 la decisione del Miur di impegnare, per interventi di edilizia scolastica, circa 5 miliardi di euro per il biennio 2020-2021. In data 10 marzo 2020, è stato registrato il D.M. 175 del 2020 con il quale sono state stanziate risorse pari a 510.000.000,00  euro suddivisi tra le Regioni per il finanziamento di interventi di edilizia scolastica ricompresi nella programmazione triennale nazione 2018-2020.

Ci domandiamo anche quale sia stato l’iter che ha condotto a questa scelta, e alla scelta di quel prodotto in particolare. Si tratta di una grossa commessa, definita urgente, anche se ancora non è dato sapere come si rientrerà a scuola a settembre, che per essere fatta in base ai termini di legge non può essere realizzata attraverso un affidamento diretto. C’è stata una gara? Chi erano i partecipanti? Come si è scelta la sedia in questione e non altre, visto che da una rapida ricerca si possono acquistare altre sedie con le stesse caratteristiche ad un prezzo decisamente inferiore?  

In sintesi, insomma, desidereremmo capire:

  • perché comprare sedie e non investire in edilizia scolastica?
  • perché acquistare nuove sedie di plastica e non sistemare i cari vecchi banchi e sedie di legno?
  • non era l’ecologia una delle priorità di questo governo 5 Stelle?
  • perché le sedie acquistate costano il doppio, ciascuna, di una sedia similare in vendita online?
  • per quante scuole saranno acquistate queste sedie, e a fronte di quali investimenti?
  • c’è stata una gara? e se sì, cosa è stato chiesto ai partecipanti, quali erano i requisiti? e qual era l’obiettivo che ci si era prefissi?
  • come verranno smaltiti i nostri cari vecchi banchi? li venderete su Ebay?
  • quali sono i VERI investimenti nella SCUOLA che vuole fare questo governo?
  • perchè non condividere le scelte con operatori del mondo della scuola?

Per tutto quanto sin qui esposto le chiediamo di fare una interrogazione parlamentare al fine di ottenere risposte e far capir che il caldo estivo non sta affatto allentando la nostra attenzione sul tema scuola e il nostro lavoro: Priorità alla Scuola rimane vigile ora più che mai in difesa della scuola pubblica e del futuro dei nostri figli e del nostro Paese. 

Grazie dell’attenzione
Un cordiale saluto

Arianna Ugolini, Barbara Piccinini, Cristina Tagliabue
Il Comitato Priorità alla Scuola, Roma