Diario di un non viaggio

viaggio.jpg

Non viaggiare, di questi tempi, è una scelta. Mi trovo in mezzo ad amici che stanno scegliendo mete esotiche – e non – per uscire dalla routine, per accontentare fidanzati, per regalare un pò di ariasana ai loro bimbi, per far scoprire il mondo ai propri figli adolescenti. Non so. Una volta avevo un fidanzato molto più piccolo di me, Giuseppe, che mi diceva: “non ho bisogno di viaggiare per scoprire cose nuove. Mi basta un libro per conoscere l’Africa molto meglio di un sacco di gente che semplicemente ci è andata”.

Io non gli credevo. E invece, adesso che sono stata più volte in Africa, penso che avesse ragione. I miei viaggi, forse, era fatti tanto per conoscere, ma tanto per fuggire alla solitudine in cui ti obbliga, alla verità alla quale ti appiccica, onestamente, un libro.

  • Alessandro |

    non lo so.. è vero che se il viaggiare è il viaggiare dei villaggi vacanza e del tutto organizzato, allora si, tanto vale leggersi un bel libro..

    ma ci sono cose che accadono tutti i giorni per le strade (vedi il tuo post successivo di una roma e uno spaccato d’italia sconosciuti..) che un libro difficilmente cattura (a meno che non sia un qualcosa di molto particolare, forse l’ultimo che ho letto è quello Shantaram, comprato mesi prima che diventasse un cult…)..

    ci sono gli occhi delle persone, piccoli fatti, un gatto di fronte ad un negozio, i pescatori che rientrano circondati di gesti vivaci e felici o piegati su sè stessi da un mare riottoso a schiudersi, ci sono il vento ed i colori, gli odori che ancora ho in testa e mi ricordano luoghi.. il viaggio è un andare lento, complesso e maestoso, viaggiare è scontrarsi con te stesso, e spesso non abbiamo tanta voglia di parlarci.

    Da piccolo leggevo Salgari in una notte di sonno e sogni ad occhi aperti.. sedersi nei luoghi, accanto al te stesso bambino e sorridere insieme è stato impagabile.

  • Valeria |

    Forse Giuseppe ha davvero ragione. Una persona, a me carissima, diceva che i veri viaggi si fanno sempre a pié fermo. Ma non temeva la solitudine. E’ stato -ed è- come un grande albero, alla cui ombra sono cresciuti tanti allievi, che sono rimasti fatalmente nani.

    Io gli sono sfuggita, ma sono come un ciuffo di parietaria.

    E sono a corto di soldi, di tempo, quindi non viaggiare, è per me, purtroppo, una necessità. :-((

    Scusa se “infesto” il tuo blog, ma è sempre un piacere leggerti!

  • donMo |

    Era davvero un saggio, Giuseppe. So che non è elegante citarsi ma, siccome l’argomento mi sta a cuore, permettimi di rimandarti a questo scritto che parla di qualcuno che viaggiava da fermo, appunto:

    http://www.silmarillon.it/default.asp?artID=95&numeroID=10

  Post Precedente
Post Successivo