Donne, du du dux...
A proposito di canzoncine, mi è arrivata questa... molto simpatica. Da parte della casa di produzione Dietrolequintesavona.
Buon 25 aprile!
A proposito di canzoncine, mi è arrivata questa... molto simpatica. Da parte della casa di produzione Dietrolequintesavona.
Buon 25 aprile!
Mi piace molto la colonna sonora scelta dalla Reebok per questo sito internet. Mi piace molto anche lo spirito allegro e scanzonato, e poi mi piace quel quadrato bianco disegnato intorno ai ragazzi.
Non so, alla Reebok, che fanno, se gli va bene o non gli va tanto bene, vista la superestensione della Nike. Però secondo me questa cosina Yourmove su internet è molto molto carina.
Mia sorella mi ha girato questa email, credo che provenga da giri "grilleschi". Mi chiedo se è corretto, quanto riportato, oppure no. Nel caso, comunque, a tutto coloro che vorrebbero, o potrebbero farlo, mi vien da dire: non è meglio mettere un'altra volta, un'altra X, e un'altra volta "turarsi il naso" se proprio proprio non vi va giù l'amaro calice?
Quanto ho letto su Repubblica (Filippo Ceccarelli) che le candidate del PD - per carità, anche la Prestigiacomo - hanno risposto alla domanda del settimanale Chi - indossi il tanga o le mutande con l'elastico? - mi sono demoralizzata. Ho pensato che Alessia Mosca avrebbe dovuto rifiutarsi di rispondere, per discrezione, o mandare a quel paese l'intervista.
Invece ha risposto. Queste sono le regole dei media? Non so. Forse, certe volte, meglio non esserci per non mischiarsi. Lo stesso pensa Serena Romano circa l'intervista rilasciata da Marianna Madia al Foglio, in cui fa dichiarazioni sull'aborto non particolarmente condivisibili. Tema molto più serio, certo.
E allora, detto seriamente: perché rispondere a tutti i costi? Possiamo ancora permetterci di dire di no?
Qui di seguito una lettera di Serena di Corrente Rosa. Volevo giusto mettere qualche puntino sulle i...
PS: Sia la Madia sia la Mosca hanno un blog. Vediamo se rispondono.
PPS: La Bergamini, ora candidata in Forza Italia, mi aveva risposto, in passato... perché leggeva i blog... Strano ma vero.
Continua a leggere "Madia e l'aborto, Mosca e i tanga: perché rispondere?" »
Domenica scorsa avevo un appuntamento a cena con un'amica. Perché volevamo chiacchierare, e perché eravamo in tanti, a Pasqua, a Milano. Si voleva semplicemente cenare e dirsi le solite due o tre cose.
Ebbene, alle sette e mezza ci siamo sentite al telefono e la mia amica mi ha detto che aveva fatto il giro dei ristoranti, telefonando e passandoci anche davanti, e non aveva trovato nulla di aperto. Che strano, ho pensato. Vuoi vedere che è la sfortuna...
A quel punto, in linea sul cellulare, siamo andate, ciascuna da casa propria, a cercare su internet i numeri di telefono di tutti i ristoranti che conosciamo. Abbiamo chiamato dal fisso una quantità di posti: La Premiata Pizzeria, L'Osteria dell'Operetta, Il Senatore, Lo Smeraldino, il Radezky, L'Osteria dei Binari, l'Hotel Diana, il Four Season (quello sarebbe stato troppo molto caro!), Il Vecchio Porco, Corso Como 10, Da Rita e Antonio, La Carbonaia, Rosa e Gabriele, Boccondivino, La Brisa, la Trattoria Milanese...
Abbiamo cercato tantissimi posti, più di una ventina. Nessuno aperto.
Alla fine abbiamo cenato al telefono, ciascuna a casa sua, e ci siam dette che Milano è una città assurda. O forse, semplicemente, assurdi sono i ristoratori che se ne fregan di noialtre...
Quanto mi piace questo posto qui.
Il Fioraio Bianchi. Una volta era solo un fioraio (molto caro) dove la zia comprava i gigli con il gambo lungo lungo. Oggi ci fai la colazione (in mezzo ai fiori) e anche il pranzo e la cena.
Dicono che continua a rimanere un pò caro. E' vero. Però che posto da fiaba...
Anna Falchi e Pierluigi Diaco, dopo essere stati oggetto di attenzione mediatica per un bacio in diretta - ma si amano? - da giovedì 6 marzo diventeranno una coppia radiofonica. Il giovedì notte, da mezzanotte alle 3 di mattina, quelli che non dormono potranno ascoltare le loro onorevoli chiacchiere.
“E’ nato tutto per caso – dice la Falchi – stavamo guardando la prima puntata del Festival di Sanremo con un gruppo di amici e quando Pierlugi è dovuto andare via per la diretta della sua trasmissione a RTL 102.5 io gli ho detto “vengo con te” e sono andata in onda con lui. Tra me e Pierluigi c’è stata subito sintonia e mi sono molto divertita a interagire con gli ascoltatori. Il giorno dopo mi è arrivata la proposta da parte dell’editore di RTL 102.5 ed io ho accettato con molto piacere”.
Come volevasi dimostrare, anche per le radio il discorso non cambia...
Il Confessionale della Chiesetta non bastava più. Adesso, i peccati, si risolvono via email. Qui.
Cerco assoluzioni semplici, per problemi difficili. Un prete che mi legge - che non sia quello che conosco sin da piccola - potrà davvero capire?
Simpatico questo sito di scommesse. Mi invia notizie dicendomi che non è vero che sarà Anna Tatangelo a vincere Sanremo. Saranno invece i Tiromancino (quotati 8.00, giuro non so neppure cosa significhi questo 8, forse è una scala da uno a dieci?) oppure Giò di Tonno e Lola Ponce, a trionfare al gran galà televisivo (quotati, appunto, 9.50...).
Mi domando. Ma in queste aziende di betting, nella struttura di management che definisce gli alti e i bassi, ci sono dei direttori artistici che ascoltano canzoni in anteprima e ne giudicano la qualità? In base a quale sistema i siti di scommesse definiscono quale cantante avrà la meglio? Attraverso la pressione mediatica? Oppure, una semplice fotografia del cantante?
Sei bello, vai sù. Sei brutto, vai giù. Ho sentito che parlavano di te al bar: vai sù. Nessuno ti intervista: vai giù... Com'è che funziona davvero? Misteri un pò della fede.
Nel frattempo, mi rendo conto che non esiste una scala da 1 a 10 per questi affari. L'azienda mi informa che, per chi volesse scommettere su "mostri sacri" della canzone italiana: interessanti le quote su Mietta data a 12.00, Toto Cotugno a 15.00 e Loredana Bertè a 30.00.
E poi, si sono inventati anche le quote "giovanili". Per esempio, il gruppo dei Finley è quotato a 30.00, e la stessa quota proposta per il brano "Rivoluzione" di Frankie Hi NRG.
Anche a me piace un sacco Frankie Hi NRG. Ormai c'avrà 40 anni. Il doppio dell'età dei Finley, che peraltro non mi rispondono per nulla con le loro canzoncine.
Certo anche i signori delle scommesse, sui giovani-fuori e giovani-dentro, fanno un pò di confusione... Sarei curiosa di sapere quanti ci giocano, e spendono soldi, in queste cose qua...
Ieri mattina sono andata all'edicola di Via Lomazzo - Milano - ed ho acquistato Il Corriere della Sera, La Repubblica, Il Giornale, Il Sole 24 Ore e il Manifesto. Poi, mi sono seduta in un baretto, ho ordinato una spremuta d'arancia e un caffé, ed ho iniziato un simpatico giochetto: la conta delle firme femminili in prima pagina dei quotidiani.
Il risultato, già svelato nel titolo, è triste. Su un totale di 53 firme, soltanto 5 appartengono a giornaliste donne. Senza tediare tutti con le lamentele, dunque, ecco nello specifico quanto "contato".
La Repubblica: nessuna firma femminile in prima pagina. I 10 articoli firmati appartengono a: Eugenio Scalfari, Federico Rampini, Mario Draghi (lo ritroveremo anche sul Corriere della Sera), Alessio Balbi, Filippo Ceccarelli, Ilvo Diamanti, Renzo Gnolo, Alessandro Baricco, Alexander Stille e Vittorio Zucconi, Corrado Augias e Francesco Merlo.
Il Manifesto: nessuna firma femminile in prima pagina. I 3 articoli firmati appartengono a: Alessandro Robecchi, Guglielmo Ragozzino, Mario Tronti. Inoltre, dei 6 articoli di prima pagina che hanno riprese all'interno del giornale, nessuno è stato scritto da una donna.
Il Corriere della Sera: 1 firma femminile in prima pagina. I 6 articoli firmati appartengono a: Sergio Romano, Andrea Galli, Guido Olimpo, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, Mario Draghi (già su Repubblica) Paolo Di Stefano. Dei due articoli in alto, sopra la testata, dopo Ian Buruma troviamo Corinna De Cesare, che con Paolo Foschi scrive: "Italia che compra sempre in contanti. Solo il 3% degli acquisti con la carta di credito".
Il Giornale: 1 firma femminile in prima pagina. I 9 articoli firmati appartengono a: Mario Giordano (il direttore), Stefano Lorenzetto, Tullio Avoledo, Vittorio Macioce, Stefano Filippi, Giordano Bruno Guerri, Gianni Baget Bozzo, Maurizio Caverzan e infine, in basso a destra, in un angolo, Fiamma Nirestein che scrive: "La testimonianza. La mia vita bendata per colpa degli antisemiti".
Il Sole 24 Ore. 3 firme femminili in prima pagina. I 17 articoli firmati appartengono a: Guido Tabellini, Carrer-Merli-Adriana Cerretelli (articolo a pag.3 in basso : Europa divisa sui tassi) , Saverio Fossati, Alberto Nosasi, Marco Alfieri, Marco Valsania (2 articoli), Franco De Benedetti, Salvatore Carrubba, Luigi Lazzi Graziani, Paolo Bricco, Criscione-Morino-Valerenghi, Kenneth Rogoff, Eliana Di Caro (articolo con foto in alto nella pagina, con foto di Obama: "Washington e Luisiana, Obama tenta il sorpasso), Rossella Bocciarelli: "Crediti e mutui: l'Italia è meno esposta".
A chi legge trarre le conseguenze. Personalmente, continuerò per un mese la lettura.
Sono sicura, non ci saranno grandi sorprese. Eppur non parto con preconcetti.
Sono semplici precedenti, semmai. E una biografia di difficoltà.
...della Kinder? Va bene che i cioccolatini ci piacciono a tutti, e vabbé che adesso tutti si fa tutto... Ma proprio ora che si candida alla vittoria del Telegatto per le trasmissioni giornalistiche, insomma, non sarebbe proprio deontologia eh...
Si chiama Groppi 'Amore nella scuraglia. E' un dialetto inventato, che si capisce benissimo però, tanto onomatopeico è. L'ha scritto, e l'ha letto, Tiziano Scarpa.
La storia racconta le disavventure e gli amori di Scatòrchio, abitante di un paese di campagna dalla collocazione imprecisata. Quello che interessa è la descrizione degli animali e degli abitanti del paese, ma soprattutto la vicenda di una discarica - “lu munnezzaro” - che “lu guberno” costruisce in loco in cambio di un ripetitore TV...
Molto attuale, con il tema De Gennaro, rifiuti, e tutto il resto. Da ascoltare in due minuti. Per sorridere. Oppure, se volete leggere, ecco lu poeto...
Meno di un annetto fa scrissi un articolo su YouTube, una specie di apologia dell'Odi et Amo.
La riporto qui di seguito. Anche se oggi, dopo pochi mesi, siamo decisamente passati verso l'Amo....
Ieri sera a Ballarò non sembrava neanche di essere alla tivù. Ma li avete sentiti parlare, Benedetta Tobagi e Marco Alessandrini? Al di là dei contenuti, bellissimi, tragici, commoventi, da lacrime prima contenute e poi singhiozzate liberamente tanto da far sgorgar via, insieme, tutte le preoccupazioni della giornata, dell'anno o di una vita, che bella lingua italiana ci hanno fatto ascoltare.
Mario Calabresi, per primo, con la sua fierezza dello scrivere, del raccontare e del commuovere. E poi gli altri figli delle vittime. Che precisione, nel descrivere una tragedia personale finora sottaciuta dai mass-media televisivi. Che pienezza di linguaggio. E che grande senso, acquistano le parole, quando si apre il dialogo non per urlare, ma per portare una testimonianza di verità.
Le parole belle esistono ancora. Esistono ancora persone vere, capaci non solo di regalare generosamente la propria storia, ma di tracciarla con l'aiuto di una specifica qualità retorica.
Meno male. Avevo quasi perso la speranza.
Qualche tempo fa mi è arrivato un comunicato stampa di questi signori qui. Precisamente il 20 novembre scorso. Certo, si poteva ignorare la mail, come si fa tra giornalisti quando la posta eccede di informazioni. Eppure io l'ho tenuto lì, così... tra un non si sa mai, e un altro non si sa mai...
Perché il fin dei conti la Telesegretaria è un bel jolly, a pensarla. Nell'intimo immaginario, ti permette di sganciarti dalla routine quotidiana alla quale, chi più chi meno, siamo tutti costretti. E perché il sorriso di una ragazza (o un ragazzo) che rispondesse al nostro telefono, al posto nostro, ci dà un gran sollievo, e la possibilità di proiettarci "in panciolle" su una piccola isoletta tropicale, con cielo e mare azzurro che si confondono...
E tuttavia la verità è un'altra. Che quando siamo sull'isoletta non facciamo altro che trastullarci con il nostro cellulare per mandare messaggi ad amici e capire che si combina in Italia, leggere le notizie che ci arrivano via sms e aprire e chiudere libri che alla fine della vacanza rimangono ancora intonsi, non fosse per la sabbia tra le pagine.
La Telesegretaria, il Teleufficio e qualcuno che si prenda le nostre responsabilità, i nostri contatti, i nostri oneri (ma non gli onori) sono in realtà sogni impossibli. Siamo tutti talmente connessi nell'adesso - almeno, personalmente io, mea culpa, lo sono - da rimpiangere un bel mestiere da notaio, con gli appuntamenti il giorno x, le pratiche il giorno y, e il fine settimana a Santa Margherita Ligure.
Cari notai, vi invidiamo in molti. Non per le vostre parcelle, sia chiaro. Per i vostri tempi anacronistici, che vi permettono la tranquillità del "meditare", con una personal velocity che non è la nostra.
They called it guerrilla marketing.
Mi ero persa dietro alle vicende italiane, ma rileggendo un "born in Italy" dell'84 che guarda ancora alla Silicon Valley, mi rendo conto che nulla è cambiato rispetto a dieci anni fa. Ancora sognare non tanto l'America, ma quello che succede in America. Dai Davide, non andare via. Rimani qui, e provaci initalia, a cambiare litalia.
PS. C'è chi ce l'ha fatta, a ottenere (non come scrive Davide Toffa, 8 milioni di dollari, ma 3 milioni di Euro) qualcosa, initalia. Si chiama Luca Stante e grazie all'etichetta che si è inventato, si è assicurato un primo round financing di 3 milioni di Euro dalla società di private equity Xange.
Dov'è finita Ségolène? Se lo chiede Libération, e se lo chiedono i militanti della sinistra francese. Soprattutto dopo l'exploit odierno di monsieur Sarkò, che qui in Italia sarebbe preso per un sinistrorso della peggio specie.
Eliminare la pubblicità dalle tv pubbliche. Grandioso... Ti prego Ségò, dove ti nascondi? Almeno digli che è una buona idea. Suvvia ammettilo...
Now don't tell that the warning wasn't out.
Just to remind, take a look at this.
Questo fine anno, durante un pranzo a base di verdure saltate e formaggi nel cucinino di Goffredo Fofi a Roma, ho scoperto che lui e Maria Corti, la filologa mia maestra, si conoscevano.
Racconta Goffredo che l'ultima volta la incontrò in un convegno, e lui le fece i complimenti per il bel volto. E che lei rispose: "Caro Fofi, vedesse le carni...".
Con un certo imbarazzo Fofi me lo riporta, quasi arrossendo. Queste poche parole, e la timidezza di una forse elegante avance di letterata, mi fanno immaginare un futuro in cui per pudore, ancora, il non detto lasci aperti spiragli, immaginazioni, desideri e paure.
Un futuro in cui non tutto sia da consumare subito, e in cui tutto non abbia un'immediata spiegazione. In cui persone che oggi non ci sono più vengano ricordate anche per il mistero in cui ci hanno lasciato.
Raccomandati e ballerine, dice Berlusconi. Un altro bello spot, che in parte scandalizza, e in parte ti prende la pancia, e ti fa pensare. Un amico mi dice che "magari un poco ha ragione, però. In fondo Beppe Grillo - un altro che lavora di piancia, ndr - nei suoi spettacoli sbandiera la lista dei raccomandati in Rai, e certi cognomi si ripetono all'infinito, insomma". E allora Berlusconi ci gioca, con questi nostri sentimenti alterni, che tutti proviamo, per portare alla luce la parte di noi che meno è ragionevole, quella astiosa, che per rabbia o invidia tende a "semplificare". Esattamente come lui fa nei suoi proclami-spot.
Dunque ho provato a pensare, oggi, nel paese dei raccomandati e della cooptazione, se è possibile fare dei distinguo, circa le raccomandazioni "buone" e quelle "cattive". E credo proprio che - ancora - sia possibile.
Continua a leggere "Raccomandateci please. Che abbiamo un grande futuro, alle spalle" »
Leggo e trascrivo direttamente da Repubblica di oggi, pag 35.
Volgarità è forse, nella vita quotidiana come nella corporazione dei satirici, l impulso a conquistare gli altri passando per il loro lato più debole e meschino.
E aggiungo anche una frase di Umberto Eco, raccolta nella pagina successiva del giornale: è sano un paese dove solo i comici danno il via alle polemiche, al dibattito, senza ovviamente poter suggerire le soluzioni?
Già sentita, ma sempre efficace. Oggi anche Michele Serra ha scritto. Tutte di seguito, tre pagine molto dense sul caso Luttazzi.
Lo scorso anno ci ho provato, a passeggiare tra i nuovi Obej Obej disciplinatamente organizzati intorno al Castello Sforzesco. Esperienza truce, per chi, milanese doc, era abituato a caracollare confusamente tra Via del Torchio, Via Lanzone e Via Caminadella. Anche perché mancavano le bancarelle più belle. E poi mancava quello spirito casereccio dei vù cumprà nostrani, ragazzi che vendevano la grolla con le fette di torta fatta in casa.
Lo scorso anno gli Obej Obej erano una sorta di ipermercato all'aperto. Merci prevedibili, e ritrovabili ovunque, nel panorama globalizzato degli oggetti dei desideri. Quest'anno non ci vado più. Ti si spezza il cuore a vedere una vera tradizione cittadina farsi outlet "prenatal" - come dice Aldo Nove -.
Ma oggi che è Sant'Ambreus, dunque, toccherà scapparci da questa Milano, come fanno sempre, tutti, sempre di più?
Dopo le email e le telefonate di persone amiche che mi invitano a sbilanciarmi sulla questione morale, a dire che insomma alla Rai è una vergogna, e che le cose non dovrebbero funzionare così, e che la cosa pubblica malgestita è uno schifo - ma non ci sono già abbastanza blog che si lamentano, sull'internet italiana? - continuerò a "superare" il giudizio, e il pregiudizio, o la giusta arringa morale, o l'ingiusta claunnia, e raccontare Deborah Bergamini.
Mi permetto, peraltro, visto che la questione del "conflitto di interessi" è da mò che ce la portiamo dietro, e anche se onestamente spero che l'attuale Governo faccia qualcosa in merito (o no?) già oggi, a mio parere, è troppo tardi. Hanno fatto una figuraccia a non sistemare le cose. Dovevano metterlo a posto subito, quel dettaglio lì (ecco un giudizio espresso). Magari dieci anni fa, invece di fare inciuci.
Riabbraccio quindi il ruolo di umile narratore di fatti visti e conosciuti, e continuo onestamente a raccontare, come in Africa fanno i griot e il mio amico fraterno Filippo Ughi mi ha insegnato si fa a teatro. Anche se i lettori veloci, quelli uso e consumo subito, si indispettiranno un pò dei tempi lenti di questo racconto . Pazienza.
Continua a leggere "Raccontare Deborah Bergamini. Riproviamo." »
Il Domenicale, il vorrebbe competitor de La Domenica de Il Sole 24 Ore, ha pensato a un numero sul palinsesto perfetto. E il suo direttore, Angelo Crespi, ha inserito me e Docciascozze per un programma di moda e tendenze....
Ora, caro Angelo, grazie per l'anteprima. Però, ci dispiaceva dirtelo. a me e Cristiana proprio la moda non calza... E' proprio che non ci capiamo nulla, sai.
Preferiamo invece, credo entrambe, i libri... o il cinema, insomma, se proprio devi, ripensaci DIVERSE!!!
Ieri l'articolo è uscito su Repubblica. Segnalo anche in questa sede, però, l'iniziativa di Eddyburg, blog creato affinché le aree verdi della Lombardia, già striminzite, non si intirizziscano ancor di più. Leggete la lista di coloro che hanno firmato. Mi sembra di poter dire, semplicemente, sensibilità comune.
... come minimo io me lo leggo. E se uno sceneggiatore che ha realizzato film come Radiofreccia (1998), Il partigiano Johnny (2000), L’orizzonte degli eventi (2005) dopo aver scritto un libro, lo presenta a Milano.. beh.. io come minimo vado ad ascoltarlo.
Sto parlando di Antonio Leotti, signore e signori. Un autore e sceneggiatore, ma anche uno che conduce l’azienda agricola di famiglia a San Casciano dei Bagni, suo paese di origine. Lo scorso settembre, con Fandango Libri, ha pubblicato "Il giorno del settimo cielo".
Per chi fosse domani a Milano, alle 18.00, in zona centro, è un appuntamento da non perdere. Insieme all'autore, Pietro Cheli e il mitico Paolo Mereghetti. Unione Italiana Lettori - Museo di Storia Contemporanea - Via S.Andrea 6.
Scusatemi l'ironia e l'autoreferenzialità del post....
...ma ogni giorno leggo presentimenti numerati dal mitico futurologo blogger Francesco Morace, e dunque mi chiedevo. Ma domani che Nova100 ufficialmente prende il via, quale sarà la PreMonizione del nostro - mi perdoni - guru Francesco Morace?
Evviva La Leggerezza delle Lezioni Americane
Continua a leggere "PreSentimento 100: Francesco Morace ci è o ci fa?" »
In un caotico meriggio milanese mi reco alla Triennale per rivisitare con calma la mostra AnniSettanta. L'entusiasmo iniziale del percorrerla, e l'enfasi dei giornali nel parlarne, è scemato.
Io, nonostante il mio fervore - e nostalgia, per esser stata troppo piccola, e per non averli vissuti appieno - mi son sgonfiata dell'aspettativa, e ho vissuto un'esperienza non mediaticamente condizionata.
Che dire. Oggi nell'atrio c'era una sorta di prova di concerto per i Vent'anni di Striscia la Notizia, con un gran baccano di gente e tapiri. La Triennale, per la prima volta, non mi ha fatto una bella impressione.
Troppo, di tutto. E poi, tutti a celebrare i vent'anni di quello, i cinquant'anni di quell'altro, i trent'anni di quest'altra cosa qui...
La nostalgia del passato è una cosa seria. Gli anni Settanta sono stati una cosa seria, e forse la mostra non lo era abbastanza, intasata di Fiorucci - con tutto il rispetto, bravo, ma negli Anni Settanta potremmo citare un'altra decina almeno di grandi designer e modaioli - e una sola piccola, povera, stanzetta dedicata alla letteratura. Bella l'installazione di Chiara Dynys. Brutto il lavoro appiccicaticcio su PierPaolo Pasolini, realizzato chissà perché proprio quest'anno 2007 da un artista sconosciuto, dentro la sala dedicata al rapporto tra arte e corpo.
Striscia la Notizia, invece, è una cosa seria? Io non conosco la risposta. Quelli della tivù mi direbbero certamente sì, che è una cosa seria. Lo credo forse anche io. Ma il mondo dell'arte, ad applicare al tapiro lo stesso processo utilizzato per la Cow Parade? Va bene. L'arte si sta democratizzando. Dal pop in poi, tutto è popolare, sempre di più. Ma questo meccanismo nel celebrare la televisione, dentro il piccolo mondo dell'arte, mi sembra quasi un copiare le facili lauree honoris causa a personaggi famosi. Le Università le danno per farsi pubblicità, più che per un valore reale.
Si chiama marketing. Con la cultura, non mi sembra che abbia molto a che fare...
Onde peccare di autoreferenzialità, lo ammetto dal principio. Blogosfere fa parte del gruppo de Il Sole 24 Ore. Non ne avevo mai scritto anche perché non sta proprio bene parlare dei vicini di casa in pubblico, o quanto meno dei tuoi condomini, anche se non proprio fratelli e sorelle.
Questa volta uno strappo alla regola perché.... perché ci capito sempre più spesso a prescindere dai link in home page sul Sole24, su Blogosfere. A leggere cosa dicono di tv, di media, di musica, di cinema, di cultura. Quindi, semplicemente, giusto una parola di incoraggiamento ai Blogosfere writers. Non siete affatto male. Credo sia un complimento, seppur timido.
Come dicono quelli della radio? ....stay tuned...?
Ce l'ho fatta. Il riverbero della voce non so come migliorarlo, ho tagliato pezzi fondamentali, perso battute tra le più geniali che ha detto. Insomma, il risultato è quello che è, ma ecco un pezzo di intervista ad Eros Ramazzotti. Magari con la prossima andrà meglio... Nel frattempo, un ringraziamento speciale per Mimmo Cosenza, che mi ha dato grande assistenza, un sabato pomeriggio nuvoloso, in quel di Milano.
Premesso che stiamo parlando di una piccola percentuale della popolazione, e per di più privilegiata, ho scoperto recentemente, dalla mia amica Gaia, che per le donne dirigenti ci sono cinque mesi di maternità, ma non è previsto il successivo periodo di allattamento. Che, per chi ha avuto un bimbo, è essenziale, perché prevede un anno intero fatto di 5/6 ore di lavoro, al posto del full-time.
In realtà, il contratto dei dirigenti è elastico, e presuppone un legame di fiducia tale, con l'azienda, che in teoria una donna dovrebbe potersi gestire tranquillamente il tempo tra una poppata e una riunione con il direttore generale. E invece purtroppo, non è così. Perché anche a livello dirigenziale, ci sono le invidie, le colleghe e i colleghi che ti guardano storto se esci prima, o se arrivi tardi. E il clima spesso rischia di diventare poco piacevole, quando si fa gli elastici. Anche in una grande azienda.
Che dire, quindi... Che tutto il mondo è paese. Che l'erba del vicino è sempre più verde. E, alla mia amica Gaia che fa la dirigente, invece: "Fregatene dei colleghi, torna a casa dal bimbo, e ricordati che sei pagata per il tuo cervello, e non per il tempo che passi a scaldare una sedia".
Ma poi lei mi risponderebbe: "Ma è proprio vero che son pagata per il mio cervello? Chissà.."
La scrittura nuda e cruda della giornalista inglese Michele Hanson, sul mitico G2 (il supplemento culturale del The Guardian, nonché il modello esplicito di Repubblica e del suo restyling R2) settimana scorsa si è scagliata contro le mamme che, invece di parlare con le amiche giornaliste e riuscire a intrattenerle, danno retta ai loro bimbi piagnucolanti e bisognosi di cure&coccole.
L'atteggiamento porta il nome di babyphobic. Richiamato anche in prima pagina del quotidiano, quasi fosse il passo successivo rispetto alla moda delle childfree di qualche mese fa.
Mi piace Michele Hanson, ma questa volta proprio non mi trovo d'accordo con lei. Insomma, come si fa, appena visto un bimbo, a non iniziare a giochicchiarci e a metterlo al centro della nostra attenzione, anche se non è il nostro? Insomma, forse sto diventando troppo egophobic, ma lo dice anche un blogger che le scrive, molto simpatico: "mi scusi signora Hanson, ma davvero preferisce il suo cagnolino"?
Ieri pomeriggio, in Via Solferino, fuori dalla sede del Corriere della Sera con alcuni colleghi si stava facendo le chiacchiere del dopo caffé. Si parlava di premi giornalistici, e di inviti da parte degli organizzatori.
E un'autorevole firma racconta, sconvolto: "ma lo sapete cosa mi hanno chiesto quando ho detto che avrei partecipato? Mi hanno chiesto: viene accoppiato o accompagnato? Ma avete capito? L'amante è stata sdoganata in siffatta modalita...".
Sempre per la serie: mutazione genetica dei costumi. Con alto tasso di sconcerto.
Si sentono sempre più storie in cui sventurate ma indefesse amanti prendono coraggio, e telefono, e cominciano a ficcare davvero il naso nella vita dei loro uomini. Che ovviamente "tengono famiglia", ma non hanno il coraggio di rivelare la presenza dell'altra.
Ma le cose, e le donne, stanno cambiando.
Le nuove ragazze, amanti, col cavolo che han voglia di star nascoste, zitte, in sordina. E allora pigliano iniziativa, e iniziano a telefonare. Dall'altra parte del telefono, non lui, ma lei. La moglie. Che attonita ascolta, e chiede la separazione...
Uomini, datevi una svegliata!
Sono finite le "vacche grasse".
Ora, con le nuove giovani virgulte, cominciano i "ca...i amari"....
Parto per Torino, alla ricorsa del Festival Cinema Ambiente. Sarà un caso, ma proprio oggi, sulla cronaca del Corriere della Sera di Milano, ho letto che Vittorio Sgarbi vorrebbe organizzare un Festival di Cinema guidato da Enrico Ghezzi. Per una volta ne pensa una bella. Bravo Vittorio. Incrociamo le dita...
"Avevo trovato un'altra morosa, frequentavo il liceo classico e
continuavo a domandarmi cosa fare di questa necessità di scrivere, in
quale direzione rivolgerla. Finalmente capii: dovevo fare il
giornalista. Facile dirlo. Non così facile andarlo a dire a mio padre
che su di me, primogenito, aveva puntato più di una carta, altrimenti
non mi avrebbe iscritto al liceo.
Tentai, comunque. Forte delle mie letture dei classici, organizzai un
bel discorso, un ragionamento tanto logico che avrebbe portato l'amato
e temuto genitore alla mia stessa conclusione: quello del giornalista
era il mio mestiere. Mio padre lasciò fare. Cioè, mi lasciò dire.
Parlai per il quarto d'ora che durò il mio discorso senza essere
interrotto. Alla fine, lasciato correre un mezzo minuto di silenzio, mi
rispose: "No".
La mia carriera di giornalista finì lì. Proseguii gli studi, feci
l'università, anche se in mezzo a tutti gli impegni quella necessità
sotterranea, quotidiana, vivace, di usare la scrittura per farne
qualcosa, non mi abbandonò mai".
Andrea Vitali
Continua a leggere "Andrea Vitali: volevo fare il giornalista" »
Milano. Piazzale Lotto. Eravamo in otto persone alla fermata del taxi, verso le 17.45 del pomeriggio. Non se ne trovava uno neanche a piangere. Né chiamando lo 02/4040, né lo 02/8585. Alle 18.05 è arrivato un taxi di cui purtroppo non ho potuto leggere il numero (era dello 02/8585) che ha chiesto a tutti coloro che aspettavano dove andassimo, e poi, non contento delle nostre destinazioni, ci ha piantato in asso e si è diretto per altri lidi.
Per la cronaca, il primo taxi disponibile è arrivato alle 18.30. Dicono che sia colpa di una grande fiera internazionale di medici. Ma io mi domando: a Milano non c'è sempre una fiera, ogni settimana? Non è possibile aggiustarsi con i turni?
Roma. Monteverde Vecchio. Via Federico Torre angolo via Giovanni Battista Niccolini. C'è un mercato coperto, la mattina, molto piccolo e caratteristico. La prima bancarella sulla sinistra è quella di un signore sui sessant'anni che vende da una vita detersivi e plastiche per la casa a prezzi irriverenti. Sabato mattina ho comprato una confezione di carta igienica Scottex per il valore di 4 Euro e non ho avuto indietro alcuno scontrino. L'ho pure guardato negli occhi. Ma niente scontrino.