Chiudo il cerchio sul valore dell'amicizia.
Il mio problema iniziale.
Esser pensati sempre e comunque come la moglie di, il marito di, il/la compagno/a di, il/la figlio/a di, il/la nipote di...
La - brillantissima - soluzione di Marco Zamperini.
Sono amico di. Suona un po' come una presa in giro della sottoscritta. Ma siccome trattasi del mitico Zampe, che ha sempre ragione, proseguo nella sua gentile catena chiudendo su Susan Quercioli.
Sono amica di Marco Zamperini, ma mi piacerebbe esserlo anche di Susan Quercioli. E anche delle Girls Geek Dinners. E anche del supercitato Marc.
Villa Borghese - Largo Marcello Mastroianni, 1 - Casa del cinema - ore 20.00
Memorie dal carcere di Nelson Pereira. Un film dell'84, che racconta di una piccola realtà brasiliana, vista da qui. Sembra oggi? No, affatto. Però l'adattamento cinematografico delle "Memorie dal carcere" di Graciliano Ramos, lo scrittore che racconta - come Antonio Gramsci - le umiliazioni subite dalla polizia fascista durante i suoi 10 mesi di prigione, ci fa pensare al passato, e perché no, anche al futuro..
Non sapendo più che dire sul momento che viviamo, certe volte un rituffo nella storia altrui è salutare. Rieccoci quindi in Brasile, , nel 1936, all’epoca dell’arresto di Graciliano Ramos. Direttore della Pubblica Istruzione dello stato di Alagoas, ed accusato di aver partecipato all’Aliança Nacional Libertadora, l’ampio fronte di lotta contro la dittatura del Governo Vargas.
Sopravviverà? Certo, e lo racconterà anche. E noi, sopravviveremo, ancora, ai rifiuti di questo insensato Paese, che non vuole buttar via niente, compreso il marciume?
Quando Enzo Biagi, negli anni Sessanta e con la malaria a Napoli, intervistò Gava per chiedergli come sarebbe finita, Gava gli rispose: "La malaria passa, e i Gava invece restano".
Biagi concluse così il suo pezzo giornalistico così: "Certo, se ne vanno sempre i migliori".
Sperando che così NON succeda oggi, a 50 anni di distanza, mi rileggo le parole del professor Giorgio Baratta, studioso di Antonio Gramsci: “... il film e il libro fanno da contrappunto con Lettere e Quaderni del carcere di Gramsci, metafore sofferenti creative del nostro mondo grande terribile complicato.”
Massì, richiudiamoci nella Cultura....fuori dal carcere.
Sperando che il mondo cominci a ri-girare per il verso giusto.
The apartment building of Via Montalcini was shown in the movie "Buongiorno Notte" by Marco Bellocchio. The interior was also somehow partially seen in the terrible images in the photos sent by the Red Brigades to the media at the time of th kidnapping.
We have looked at them innummerable times, God only
knows how many more times his family looked in anguish at them.
So far, nobody the we know of has been alloed inside the apartment with a camera. When the location was identified through the confession of th "men of the Red Brigades" (so defined in Pope Paul VI's famous plea to them prior to assassination) the apartment had been sold to unaware privates.
Last December 31- don't judge me crazy for doing this of all things in the last day of the year - I drove to find Via Montalcini.
It is located in the borough of Magliana Nuova, and is kind of insulated, with dim street lights, in the middle of nowhere.
The buildings occupy just one side of the street because in front there is only a small church and a long string of brushwood:a city landscape that I thought belonging to the past.
Nr 8 is something you would never imagine as a prison. It is a typical architecture of the "roman" expansion of the seventies if you know what I mean.
Seen from the main entrance-once through the gate- the appearance is that of a pretentious middle class apartment house.
The hallway is very well kept, with ornamental plants on both sides of the passageway to stairs and elevator.
While entering, I trembled. It seemed unbelievable to me that everything had been kept in place (lights and wooden wall coverings as well) exactly as it was during the ferocious march-april 1978 timeframe.
Yet, that was it as it is nowadays.
Here you can find some photos.
Pubblico qui di seguito il testo dell'intervista uscita ieri su Nòva24. Intervistato: Ivan Lo Bello, Presidente di Confindustria Sicilia, che a chi, tra gli imprenditori, ha pagato i pizzi, ha chiesto di denunciare il fenomeno.
Peccato, e peccatore. Altrimenti, fuori.
E' una persona che mi ha fatto ben sperare. Credo meriti un pò di attenzione, e sostegno. Anche solo col pensiero. Perché lui è lì. E la maggior parte di noi ne parla, ma comunque, in Sicilia, non ci lavora.
Continua a leggere "Ivanohe Lo Bello. Quello che ha detto "no", in Sicilia" »
E' già qualche giorno che ha scritto, ma le diamo il benvenuto con il nuovo anno. Maddalena Tronchetti Provera, professionista di eventi, nonché neo-mamma (vedi foto) ha raggiunto Nova100 per raccontare la sua vita. Di corsa. Di taxi.
Aioua is Obama. E neanch'io mi sento tanto bene...
This year will be celebrated by somebody as the 40th anniversary of '68. Someone will remember 60 years since 1948, when the first democratic parliament was elected following the new Constitution.
For my generation, however, there is an unforgettable date wich has marked my childhood, and perhaps its follow up. Nothing to do with X generation, or Y. What I do remember, the place where I do come from, like many who where born in the Seventies, is march 16 1978, and the kidnapping of Aldo Moro.
Last year Romano Prodi mentioned that it is about time to "front out" the papers of the ill-faked 1978, wich fales 30 years after the birth of our democracy and 30 years before the 2008, wich nobody can anticipate the events. In any case, something to think about.
When I was six years old, I wrote a school essay on the knipping of Aldo Moro. I remember my grandfather, listening proudly at the head of the kitchen table while I was reading it, on a red-colour squared table cloth, like the ones used in the tavers of the neighborhood.
Perhaps due to this rememberance, I have gone in this opening days of 2008 to see once more the streets of terrorism in Rome. The streets where Aldo Moro was kidnapped, detained and killed. Streets so well known by name, but seldom written about (only Enrico Ghezzi made a video from Via Montalcini to via Caetani).
Following is today the landscape of Via Fani, and that terrible crossing where Aldo Moro was kidnapped and his escort exterminated. There are many "for sale", posters around, not at a low price, I bielieve. It's a place of the "bourgeois" and "quiet" Rome. The is a beaty center just in front of the stony plaque, on the other side of the street.
Chi se lo ricorda, Luis Miguel? A Sanremo cantava quella stupida canzone, "devi venire con noi, siamo ragazzi di oggi noi... " e forse era l'88, e io che avevo 14 anni mi veniva da ridere, a guardare un pischello costruito a tavolino, peraltro poi scomparso immediatamente dalla scena mediatica, a raccontare una generazione... Ebbene oggi, a un giorno dalla data in cui tutti i giovani del 68, ancora giovani dentro, giovani mai cresciuti, giovani che si pensano ancora giovani, adulti che rimpiangono di esser stati giovani, e sociologi che credono sia nata lì, in quel momento storico, la vera categoria dei giovani, immagino il fracasso mediatico degli ex sessantottini che, pur di continuare a calpestare il proscenio, si ammasseranno in migliaia di trasmissioni dedicate al 68, ai fiori, al cambiamento, al terrorismo, agli ideali, al Vietnam, e a tutto quello che hanno vissuto LORO.
Ecco. Solo per dire che Louis Miguel ci fa schifo, a noi giovani dell 88. E se quelli che erano giovani nel 68, invece di rimembrare e ricordare, come faranno, che era meglio quando era peggio, avessero fatto qualcosa per noi, ragazzi dell 88, magari non ci saremmo ritrovati Louis Miguel, a Sanremo.
E magari neppure ancora Sanremo, dopodomani, nel 2008, ancora il primo festival di musica alla Pippo Baudo. Voi avete avuto Lennon, e De André, e a noi avete lasciato il vuoto culturale, gli anni da bere e via andare.
Ebbene grazie dei fiori, diceva Nilla Pizzi. Davvero grazie. E adesso, mi raccomando, continuate ancora a parlare di voi..
Non capita tutti i giorni stringere la mano al Presidente della Repubblica, anche solo brevemente, come è successo anche a me, ieri, durante una cerimonia al Quirinale. Credo che valga la pena scrivere almeno due righe sulla stretta di mano di Giorgio Napolitano. Così. Giusto per prendere le misure sulle tante che ogni giorno, volenti o nolenti, ci capita di intrecciare.
La mano del Presidente è di medie dimensioni, grande come la mia. E' ferma, sottile, increspata dalle venature dell'età. Non è una mano abbronzata, ma è una mano curata, pulita, garbata. E' una mano cauta. Che anche se non sa chi sei, dimostra attenzione. Che anche se non sei una persona importante, si fa carico della tua presenza.
Giorgio Napolitano quando ti stringe la mano ti guarda negli occhi. Fateci caso. Non è da tutti.
Votazioni di zona: Dalle ore 8 alle ore 20 in Corso Garibaldi 27.
Non avrei mai pensato di consigliarvi un candidato della lista di Enrico Letta. Più che altro perché preferisco Veltroni. Però, come sempre, le persone che conosci fanno la differenza. E io credo che Anna Puccio sia una donna intelligente, molto intelligente, e preparata. Oltre che bella. E' una scelta, quindi, di genere. E poi, è una scelta di valori. Io so che Anna, con il suo bagaglio di esperienze, ha da dire molto, e insegnare molto, al mondo della politica. Se ci siete, se la conoscete, se abitate in centro Milano, fateci un pensiero.
PS: sempre per la serie: proviamo a metterci in gioco noi, per cambiare il mondo, invece che attendere che si cambi da solo...
In questo 16 agosto vacanziero e pensieroso, trovo una quantità di commenti al blog che non è possibile ignorare. Come al solito, proverò a fare un ragionamento controcorrente, giusto per darvi uno spunto di riflessione sull'informazione e sul giornalismo, oggi. E non fare falsi populismi.
Sto leggendo il libro di David Remnick, direttore del New Yorker. Il Libro titola Reporting. Sono i suoi incontri - a volte durati anche settimane - con i grandi del pianeta. Da Al Gore a Tony Blair fino a Vladimir Putin, o con grandi scrittori come Amos Oz o Don De Lillo.
Se pensate che si tratti delle classiche interviste "sedute" in stile italiano, vi sbagliate di grosso. Se pensate che Remnick scriva tutto quello che ha visto, sbagliate un'altra volta. Il direttore del New Yorker si limita a fare "reporting", appunto. Che non è un mestiere di seconda levatura, rispetto alla critica (mi rivolgo ai commenti che ho letto sul teatro di Armando Punzo) ma anzi, ritengo ancora più importante. Perché una corretta informazione non passa per simpatie o antipatie, né per gusti personali o amicizie. Né tantomeno per il tifo per l'una o per l'altra fazione (sì adesso direte che non sta né in cielo né in terra tutto ciò, ma se leggete i giornali all'estero potreste accorgervi che non tutto il mondo è paese...).
Ora, posto che il reporting, cioè riportare, segnalare, raccontare, spiegare non è fare critica (anzi, secondo me la critica è più vicina alla letteratura, che al giornalismo) passiamo al passo successivo. E cioè "cosa" raccontare. Perché scegliere i grandi personaggi della Terra e non l'ultimo homeless di New York? E' una scelta. In parte dettata dalla storia del giornalista, in parte dalla linea editoriale del giornale, e in parte dal pubblico che lo segue. Evidentemente, per Remnick, era più interessante parlare di Putin, che della Mafia Russa.
Putin è anche più semplice, direte voi. Io non sono così certa che sia più semplice scrivere di Putin (con tutte le conseguenze che comporta pubblicare paginate di articolo non certo entusiastiche) che fare una lunga inchiesta sulla Mafia Russa. E poi, siamo proprio sicuri che sul mitico New Yorker i lettori abbiano voglia di leggere della Mafia Russa, e invece non preferiscano cimentarsi con un controverso leader di Stato?
Per scrivere un articolo, è necessario tener conto dei lettori. Per quanto riguarda la mia attività, sono loro che guidano e, anche se non li conosco ad uno ad uno, so che tante volte mi spingo anche più in là, rispetto alle tematiche che a loro premono. Ma io faccio cultura e creatività, certo, e allora mi è permesso "spaziare"...
Gli altri giornali, invece? E gli altri giornalisti? In particolare, sulla questione di Radio Capital, perché nessuno ha parlato di quello che sta succedendo? Si è dimesso un direttore, sono stati chiusi dei programmi... non fiata nessuno? E' questa la domanda degli amici di Sergio Mancinelli, mi sembra.
Beh, mi spiace deludervi, ma credo che la vera risposta sia che i giornali parlano molto di televisione, ma poco-niente di radio. I lettori, forse, non sono molto interessati. E forse neanche i direttori... Se così non fosse, ce ne sarebbe stato da parlare, e non solo di Radio Capital: quest'estate abbiamo fatto il pienone con le dimissioni e gli assestamenti un pò ovunque. Ce n'è stato per tutti. E io, che leggo quattro quotidiani al giorno, non ho visto nulla.
Possiamo parlare del perché ai giornalisti della carta stampata e ai direttori non interessino gli andirivieni delle poltrone e dei programmi in radio. Sinceramente, non lo so. Ma credo che accanirsi con loro, per questo motivo, non sia corretto. Credo che invece valga la pena di muoversi e indignarsi per tanti altri motivi. Ma questa è solo un'opinione di una giornalista qualunque.
21 luglio. Ieri. Silenzio. Un anno fa, una strada, un uomo che cade inspiegabilmente da un ponte. Una storia che non si è ancora risolta, come raccontano i famigliari nell'annuncio su Repubblica, e che trovate sul blog di Nòva100. Non volevo scrivere una parola, sulla morte di Adamo Bove. Non l'ho fatto, mai, al livello giornalistico, se non per ricordarne brevemente l'assenza. Ci sono troppe cose che ho visto, sentito, scoperto per riuscire ad avere un occhio imparziale sulla vicenda. E poi faceva ancora troppo male, non tanto a me, quando alla famiglia, ai parenti, alle vittime indirette di questa orribile vicenda.
Purtroppo, dopo un anno, il male non cenna a diminuire di intensità. Spero che la verità verrà a galla, spero che il mio, il nostro Paese possa rispondere positivamente ai quesiti che in tanti, ormai, abbiamo accumulato. Io continuo a sperare, anche se potrei elencare una lista sterminata di eventi che non hanno avuto, dopo decenni, la benché minima risposta. Intanto, riporto un messaggio firmato SEC TI (Sicurezza Telecom Italia) che mi è arrivato ieri, sul cellulare, da un'amica - nonché excollega - dell'azienda.
"Un pensiero e una preghiera per colui che da un anno non è più con noi! Un SMS perché non si dimentichi. Fatelo girare. Grazie".
PS: Alla Telecom gli sms sono linguaggio e media universale. Peraltro, loro mestiere...
Volevo parlare del vero Corona. O almeno, di quello che conosco io. Si chiama Francesco, Checco per gli amici. E' il fratello maggiore di Fabrizio, è un bel ragazzo, intelligente, sensibile, serio. Ha studiato, ha lavorato, ha fatto teatro, quello vero. E' stato il fidanzato storico di una mia cara amica, è stato il figlio di una famiglia siciliana "vecchia maniera", con una mamma che fa i manicaretti e un papà che lavora tanto. Ecco. Volevo solo ricordare lui. La parte bella dei Corona. Per me e tanti altri che non hanno voce, in questo casino mediatico... Ciao Francesco!