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La grande casa di Nada Malanima

Tre donne, tre supernova che si scontrano per caso creando una famiglia. Non biologica, certo; una famiglia di passioni da curare come ferite di guerra, una famiglia allargata di esistenze dure come la roccia, e al contempo vulnerabili ed effimere. Effimero come il sogno di Emilia di diventare una grande ballerina, effimero come il desiderio di Elke di trovare in una vecchia fornace il suo rifugio solitario dal mondo spietato che l'ha piegata come un giunco. Ma la fornace diverrà proprio quella grande casa che ospiterà le tre inaspettate amiche, e i saltimbanchi visionari e scapestrati che andranno ad ospitare. C'è tanto della delicatezza prorompente di Nada in questo suo romanzo: nel personaggio di Gemma, che parla con gli alberi e vive intensamente il rapporto con una natura forte e ribelle, e nel dipinto impressionista che tratteggia questo cosmo femminile che chissà quanto avrà ereditato dalle donne che hanno caratterizzato la crescita spirituale dell'autrice. Il femminile ha grande rilevanza in questa narrazione: è la forza prorompente della natura ribelle, è l'intensità del dolore della perdita che le tre inattese eroine vincono, ma non dimenticano. Gemma all'improvviso si fermò, fece una lunga pausa, girò più volte la testa intorno alla stanza e dal suo sguardo la signora Richter capì che Gemma vedeva, vedeva tutto quello che raccontava”. Nada Malanima vede ciò che racconta con l'intensità dell'artista poliedrica, della donna mai statica. Il suo è un movimento ritmato ed armonioso, che cattura chi legge, invitandolo a danzare con Emilia e le altre protagoniste.