Oggi è la giornata mondiale della poesia. Giusto perché nella vita tutto ritorna, e perché le cose abbiano un senso anche per gli altri, oltre che per me, ecco un piccolo aneddoto. O "nanetto", come dice Mario Calabresi.
Di solito le case di produzione, i blog, le aziende, i siti internet, hanno nomi semplici. Che le persone possano ricordare. Io l'ho fatto apposta a scegliere un nome di una poesia, difficile come "non chiederci la parola" per il mio blog e per la casa di produzione non profit che ho fondato. Tutti all'inizio lo storpiano: non chiedermi la parola, non chiedere parole, non dire la parola.... Un giornalista un po' goliardo addirittura si è inventato non chiederci la patata! E vabbé. Poi però, alla fine, in qualche modo le persone ricordano il nome, e senza conoscere la poesia, ne ripetono il titolo. Correttamente.
Sono soddifazioni.
Perché così "non chiederci la parola" entri nel linguaggio comune, anche aziendale, anche popolare, di chi altrimenti non avrebbe mai incontrato la poesia. Soprattutto, la mia preferita di Eugenio Montale, che è stato molto caro alla mia famiglia, e a mia madre.
Il sito che ho creato, anch'esso, non è il solito sito di un'azienda, ma di un progetto culturale ed artistico quasi. L'ha disegnato con le sue mani Maddalena Fragnito, artista di spessore e mano del logo di Se Non Ora Quando, peraltro. E di Pari o Dispare.
Un nome difficile è un invito alle persone che si incontrano, per lavoro, a giocare con i sentimenti e la memoria, a ricordare una volta tanto il nome di una poesia invece che uno slogan "facile". A fermarsi un attimo, e riflessere. Certe volte le imprese sono poesie. Accade, credo. Soprattuto se è primavera.
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