Mi piaceva l'idea, la giornata dopo Sanremo - luogo della valletta per antonomasia - proporre il lavoro di una fotografa che conosco personalmente e che mi ha trafitto il cuore, con le sue immagini di bellezza reiterata a mo' di catena di montaggio.
E invece Sanremo un po' ci ha lasciato a bocca aperta, no? Perché contro tre vallette dalle forme di plastica, e tutto sommato dalle bellezze "simili", le tre vincitrici (donne) sono tre bellezze "non conformate" all'ideale di bellezza di questi anni. Emma, con il capello corto ed aggressivo. E poi Arisa e Noemi, due ragazze che raccontano ai giornali della loro cellulite e delle loro forme un po' abbondanti, senza vergogna. Anzi, con fierezza. A testimoniare che il talento viene prima, e si può esser belle anche in modo "altro".
Ebbene. Questa bellezza altra che da anni tante donne vanno cercando di raccontare e proporre, si è affermata ieri grazie al lavoro di persone come Angela Lo Priore. Fotografa di talento, lavora con grandi giornali italiani e stranieri, ed espone Manniquins a Milano dal 22 febbraio (Show Room Isaia) un lavoro che il critico di Repubblica Roberto Mutti ha definito di indagine sul corpo. Di essenzialità simbolica.
Io, personalmente, ormai mi prendo in giro sul tema del "corpo delle donne", e seguo divertita @Barbie su Twitter. Però il lavoro serio e fotografico di montaggio e smontaggio dello stereotipo, non solo non posso apprezzarlo. Non posso che ammirare la sapiente capacità di rendere vivi e vivacemente presenti degli automi/donne/robot.
Esattamente come delle donne, vive, sembrano automi dopo l'azione effettuata dai bisturi.
Ecco. Angela con il bianco e nero ha restituito dignità ad un percorso antico fabbrica/uomo/macchina. Un percorso industriale, in un'epoca in cui l'industria antica muore, in cui ha mosso i primi passi la fabbrica della bellezza, e in cui forse, per fortuna, le nuove giovani "leve" (insieme a ciò che la tv inquadra, per esempio il ministro Fornero) stanno creando alternative plausibili, all'essere donna.
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