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Sempre più aziende, capiscono le donne

Sono già 40 le aziende che in 6 mesi dal lancio del Manifesto sull’uso responsabile dell’immagine
femminile in pubblicità da parte del comitato Pari o Dispare si sono impegnate verso una migliore
e più attuale rappresentazione delle donne. E’ quanto emerso oggi nel corso del convegno
organizzato da Pari o Dispare con il patrocinio della Camera della Moda, durante il quale si è
discusso di comunicazione, creatività e qualità pubblicitaria a servizio dei prodotti, di contrasto agli
stereotipi.

“Il Manifesto che presentiamo alle aziende non vuole censurare né “mettere il cappotto” alle
modelle che appaiono nei messaggi pubblicitari”, ha dichiarato Cristina Molinari, Presidente di
Pari o Dispare, “ma contribuire a creare un movimento di opinione positivo che, partendo dai
prodotti con cui viene dato il buon esempio, favorisca un cambiamento nelle logiche adottate
dalle Direzioni Marketing e proposte dalle agenzie pubblicitarie affinché emerga la creatività
più innovativa superando stereotipi vecchi, a volte ridicoli e spesso lesivi. Posizionare un brand
rifuggendo gli stereotipi richiede innovazione e creatività che sono caratteristiche di aziende
leader. Ciò a cui puntiamo – aggiunge Molinari – è una comunicazione di qualità che risponda in
modo attuale a un mercato e a consumatori maturi e informati.

Il Manifesto per un utilizzo responsabile dell'immagine femminile, presentato lo scorso gennaio a
Roma, sta riscuotendo crescente successo come lo testimoniano le adesioni da parte di aziende in
cui l'interpretazione di sostenibilità e CSR supera la dimensione ambientale a favore di una visione
che lega i valori etici al rispetto della diversità di genere e alla produzione di valore aziendale.


Per quanto riguarda l’uso degli stereotipi nella comunicazione, Giovanna Cosenza, docente
di semiotica all’Università di Bologna, ha ricordato che “la comunicazione di massa usa molte
immagini e storie stereotipate perché è più facile per tutti capirle, apprezzarle e ricordarle. Anche
nei prodotti più originali e creativi un certo grado di stereotipia è inevitabile”. Il problema, allora,
è quanto gli stereotipi condizionano il modo in cui le persone si percepiscono, costruiscono
relazioni, amicizie, amori, entrano in società. “Il condizionamento dei media è infatti più forte
quando tocca gli aspetti più intimi della nostra vita, su cui di solito c’è minore consapevolezza: la
rappresentazione del corpo, le relazioni fra i generi sessuali, la vita affettiva.”

Visto che c'ero personalmente, consiglio a chi non lo visita il sito di Anna Maria Testa, che ha presenziato all'evento del 4 luglio spiegando come fosse una docente universitaria il perché del nostro condizionamento dalle pubblicità, e come funzionano, dal punto di vista della reiterazione degli stereotipi.

Insomma, c'è ancora molto da fare, circa le Réclame, ma mi sembra le aziende (e trovate qui tante aziende che hanno aderito ad un manifesto sulla responsabilità "corporare" dell'utilizzo della donna nei manifesti e nell'advertising, sono parecchie ormai) stiano iniziando a capire che ci sono altre strade, per vendere prodotti.

Aderenti

Commenti

Cara Cristina, sarai impegnatissima in questa nuova avventura...
Della quale ho parlato qui:


http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2011/08/women-magazine-dal-20-settembre-in-edicola.html


Ciao, a tra poco!

Luca

è così!!!!
grazie!!!!

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