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A proposito di generazione Y e di Yoani

Ecco il pezzo che avevo scritto giusto un mese fa su carta.
In occasione delle notizie, buone, appena pervenuteci.

Per gli italiani che visitano il sito Yoani Sanchez scrive: “Comprar mi libro Cuba Libre en italian. Otras lenguas in preparacion”. La più famosa internet-girl cubana, che nel 2007 ha creato il blog Generacion Z oggi ha decine di migliaia di affezionati in tutto il mondo ed è stata pubblicata un po’ ovunque. Nonostante (e proprio per il fatto che) le sue parole siano sparse per tutti i lembi digitali del globo, il blog di Yoani è stato colpito da censura. Non è visibile ai cubani.
Non solo. Yoani dal volto scuro i capelli lunghi castani legati a coda di cavallo e una mano fissa sul mouse, ogni giorno che passa teme per propria vita.
Nata all’Havana tra gli anni Settanta e Ottanta è la protagonista del primo grande reportage internazionale con cui Current Tv, due giorni fa, ha inaugurato la stagione d’approfondimento autunnale. Yoani che pubblica cronache in un paese in cui non può aver voce racconta al Vanguard Journalist Adrian Baschuk “Cuba 2.0. I segreti di Cuba”. Yoani che è la protagonista della rivoluzione “virtuale” dell’isola resistita a nove presidenti americani (resisterà anche al Nobel Barack Obama?) scrive “se non avessi questo luogo dove confrontarmi con il mondo e scrivere sarei finita”. Yoani che ci mostra su Youtube i palazzi di Cuba che cascano sotto l’incuria del governo, racconta a Current Tv – network fondato da Al Gore e valsa tre Emmy Awards, il più recente duPont-Columbia Awards 2009 – di non credere più da tempo nel mito dell’efficientismo castrista. Cose da vedere. Cose da sentire.
“I segreti di Cuba” e il suo inedito punto di vista sulla più nostalgica, più desiderata, più autosufficiente e al tempo stesso più impossibile isola del pianeta racconta senza preconcetti un inconvenient truth. I giovani che vivono a Cuba, di Cuba non ne vogliono più sapere.
Turpe dictu, certo. Ma qualcuno lo doveva pur mostrare: Cuba non sono soltanto le foto in bianco e nero in stile Cartier Bresson e auto anni Cinquanta riaggiustate con un ché di romantico nelle forme tondeggianti. Il reportage di Adrian Baschuk senza voler arrivare a nessuna conclusione preconcetta ma immaginato come un viaggio, a tratti anche complesso, parte dalla Comunità Cubana di Miami dove tra dubbi e speranze giovani e veterani tracciano ipotesi sulle nuove possibili relazioni tra gli Stati Uniti e l’isola.
L’inchiesta prosegue poi all’Havana dove il giornalista percorre tragitti meno noti, stradine remote per mostrare una Cuba ferma al dopoguerra ma pronta a nuovi imminenti cambiamenti. Davanti alle telecamere una buona fetta degli intervistati spiega infatti di non essere più disposta a credere in Fidel. In molti segretamente confidano nell’operato dei dissidenti cubani, quelli che quotidianamente sfidano il Governo e violano la censura attraverso il web raccontando cosa sta accadendo veramente a Cuba.
Quelli come la blogger Yoani, per intenderci, che rischia ogni volta che apre bocca, e che cionostante parla, sempre. E quelli come i reporter di Current stessa, peraltro, che in diverse occasioni, pur di raccontare, hanno rischiato ben più di una causa per diffamazione. Un esempio per tutti quello delle reporter Laura Ling e Euna Lee, giornaliste che dopo un periodo di detenzione di 140 giorni in Nord Corea sono state liberate grazie all’intervento dall’ex Presidente Bill Clinton, il 5 Agosto scorso. Di Laura Ling, peraltro, potremo vedere presto un altro reportage, questa volta dedicato effetti della crisi economica a Las Vegas, la città che non ammette carenze di denaro, la costruzione faraonica dell’intrattenimento e del gioco per antonomasia. Un reportage che fa il paio con “Porn 2.0”, un approfondimento sull’erotismo, uno dei business tecnologicamente più avanzati. E poi, sempre a partire dal 13 ottobre, in programmazione “Forest of Ecstasy”, un’indagine su come il commercio di ecstasy influisce e causa il fenomeno della deforestazione in Cambogia, “Narco War Next Door”, ovvero la guerra lungo i confini del Messico in cui gli spacciatori sono lotta per ottenere il controllo del traffico di droga con gli Stati Uniti. Forse il pezzo giornalistico più triste è proprio quello che ci tocca più da vicino: in “European Coke Trail” il giornalista Christof ripercorre il tragitto del traffico di eroina che dalla Nigeria all’Italia, complice la Camorra, senza amore. L’inchiesta è stata girata a Castelvolturno, in Campania. Straniero tra gli italiani, il reporter Christof deve anch’egli aver rischiato. Consapevole di voler vedere.