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Neve, sentirsi in colpa e Tito Boeri

Stamattina nevicava, a Milano come a Polignano a Mare (qui sotto nella foto). Sono uscita di casa ed ho fatto colazione con un'amica giornalista, mia vicina di casa. Poi sono andata a camminare al Parco, dove la neve, praticamente, non era neppure calpestata... Mentre passeggiavo al freddo, felice, ho ricevuto qualche telefonata, di persone arrabbiate per il traffico, e per la difficoltà di raggiungere il posto di lavoro. Un casino per tutti.... che alla fine mi ha tolto - poco, non tanto - la bellezza della passeggiata che avevo scelto di fare.

La questione fa il paio con un'altra mia scelta, un po' più importante, che mi è stata contestata dal famoso professore Tito Boeri in una conferenza incontro di qualche giorno fa. Secondo lui, ci vorrebbe un contratto per tutti, e tutti dovrebbero essere assunti. Inoltre, gli pareva di sentire dalle mie parole una certa amarezza per non avere la pensione garantita, le ferie e tutto il resto. Ha detto, davanti a una platea di studenti "questa ragazza (ragazza, non donna, e ho pure 35 anni!) ha un'insoddisfazione di fondo, e sarà la prima ad essere eliminata dal sistema produttivo, visto che i precari sono i primi ad andarsene...".

Ebbene, caro professore. Lei può passeggiare sotto la neve, MA ANCHE avere un contratto fisso. Certi altri no, invece. Io ho scelto di non avere un contratto e di non essere più assunta in vita mia, ma non per questo mi sento precaria, né tantomeno infelice. Consapevole di una scelta, credo di portarla avanti con dignità e impegno. Perché mi deve dare addosso così, gratuitamente? Ma lo sa, professor Boeri, quante persone ci sono in Italia, come me, che - anche preso atto di una situazione -  hanno scelto che una camminata sotto la neve vale quanto i giorni di malattia pagati?

Come io rispetto le scelte di chi è assunto, mi piacerebbe che chi è assunto e garantito rispettasse le mie e quelle delle persone come me.

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Commenti

Una Milano imbiancata, a Novembre, non penso possa essere rovinata da qualche telefonata di gente sempre di corsa...o sulla slitta! E il termine ragazza, ormai utilizzato pure per le cinquantenni, non preoccuparti non è una mancanza di riconoscenza delle tue capacità.
Il problema maggiore sta nel fatto che anche chi lavora a "tempo indeterminato" nato dopo il 1970, non potrà mai conoscere la pensione dei nostri genitori perchè i nostri nonni hanno avuto 4 figli, i nostri padri 2 e noi 1. E sono i figli a pagare le pensioni ai genitori e per la prima volta nella storia abbiamo una DEcrescita demografica in Italia! Ora stanno ancora lavorando i figli del BABY BOOM (i nati dal '46 al '55) ma quando andranno via anche loro per lo stato sarà un peso molto molto pesante.....e anche per noi! Le aziende dovrebbero pagare di piu e cosi dato che chi paga è sempre lo stesso ecco a voi i precari!
Il professore fa parte di quella ristretta categoria che nelle crisi economiche rafforzano la loro posizione economica e che rimpiange il fatto di non avere piu 35 anni come te, purtroppo al TEMPO l'economia non interessa!

La questione vera secondo me, al di là delle scelte individuali, delle possibiità, del talento e della bravura che spingono verso strade autonome e creative, è quale margine di libertà ci lascia il nostro lavoro, dipendente o autonomo che sia; dove si ferma con la sua invasività, quale spazio lascia alla nostra sfera privata, al nostro tempo libero, alle nostre passioni.

E -forse ancora più in radice- quale libertà di pensiero ci concede, quale capacità di immaginarci in altre situazioni, in altre forme, in altre dimensioni che non siano quelle del nostro ruolo sociale, del modello "produci e consuma".

Conosco aihmè un modello -diciamo così, culturale- appiattito sulla logica del lavoro e del guadagno, assuefatto a quel triste surrogato della qualità della vita che è l'ostentazione di piccoli e meschini feticci simil-lussuosi, portatore del pensiero unico, sbracatamente utilitarista, che fa vedere in una intensa passeggiata mattutina, in una gratificante discussione con un amico una perdita di tempo, un lusso, una bizzarria.

Credo anch'io nella forza rigenerante dei rapporti umani veri, della libertà, del tempo dedicato ai propri pensieri, alle proprie sensazioni, al proprio bisogno di conoscenza.
E non accetto più che il lavoro, per quanto necessario, monopolizzi i miei pensieri prima ancora che il mio tempo.

Grazie Paolo e grazie Enrico. Entrambi avete ragione. Pagheremo caro, pagheremo tutto. Pagheremo il tempo libero che non abbiamo, regalandolo a chi andrà in pensione. E quando saremo vecchi, pagheremo lavorando ancora.
Per Enrico: stavo rileggendo "avere o essere" di Eric Fromm. Per chi è un po' che non lo prende in mano, consiglio una rilettura perché quando parla del lavoro, dice cose parecchio attuali, che riporto qui: "Il ritmo della successione di notti e giorni, di sonno e veglia, di crescita e di invecchiamento, la necessità di mantenerci con il lavoro e di difenderci, sono tutti fattori che ci obbligano a rispettare il TEMPO se vogliamo vivere, e i nostri corpi ci obbligano a voler vivere. Ma una cosa è rispettare il tempo, tutt'altra cosa è SOTTOMETTERGLISI. Secondo la modalità dell'essere, rispettiamo il tempo, ma ad esso non ci sottomettiamo. Ma questo rispetto per il tempo diventa sottomissione qualora a predominare sia la modalità dell'avere. In essa, non soltanto le cose sono cose, ma tuto cio che è vivente diventa una cosa. Nella modalità dell'avere, il tempo diviene il nostro denominatore. Nella modalità dell'essere, il tempo è detronizzato, cessa di essere l'IDOLO che governa la nostra vita". Pag 170. Baci e buona serata!

Grazie per il consiglio di lettura Cristina; il tentativo faticoso di essere, di non connotarsi unicamente attraverso l'avere, è per me mestiere quotidiano, a volte disordianto, spesso contraddittorio, ma sempre intenso.
Leggerò di sicuro il libro di Fromm.
Un saluto.

Forse non c’è bisogno di fare questo distinguo, ma è sempre bene ricordare che bisogna fare attenzione a non confondere la precarietà con la libertà. C'è chi è costretto a subire la prima e chi può permettersi di scegliere la seconda. La differenza sta ancora, a dispetto di chi pensa e propaganda la tesi opposta, nelle diverse dotazioni iniziali di capitale (economico, culturale e sociale). La differenza, insomma, la fa ancora il nascere "bene" oppure no.

Concordo sicuramente per quanto riguarda il distinguo tra Precarietà e libertà ma non sono assolutamente daccordo per la seconda affermazione, perchè il nascere bene non dovrebbe influire sulla libertà o sulle libertà! Quelle sono fissate dalla costituzione italiana ( se non sbaglio c'è propio un sottotitolo "diritti e doveri") ovviamente poi l'economia influisce in molti altri campi, anche troppi, della nostra vita al punto che pensiamo solo a quello!

Fa bene Paolo Buscemi a usare il condizionale: nascere bene non DOVREBBE influire sulla libertà, come prescrive la Costituzione.
Il punto è che la possibilità concreta di fruizione di molti diritti civili e sociali è ancora pesantemente condizionata dalle condizioni socio-economiche di partenza degli individui.
Forse c'è stato un fraintendimento del mio pensiero. La mia affermazione non aveva carattere "prescrittivo". In parole povere, non intendevo certo affermare che tutto ciò è un bene o sia auspicabile. Anzi, volevo proprio denunciare il permanere di uno stato generale di diseguaglianza e di ingiustizia tra i cittadini.
Spero di essere stato più chiaro ora.

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