Cristina Tagliabue -

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gennaio 2008

31 gennaio 2008

Dedicato a Serena Massobrio. Un articolo, e forse anche un pò un Oscar

Stamane su Nòva24 trovate l'intervista ad Andrea Jublin, un regista che il grande pubblico ha avuto modo di conoscere solo negli ultimi giorni. Perché il suo cortometraggio, "Il Supplente", è candidato agli Oscar, a Los Angeles.

Andrea è un amico, e quindi, avendolo intervistato tra i primi, ho potuto ripercorrere con lui tanti momenti di questi 37 anni di impegno, e di sudore, intorno alla scrittura e alla regia. Il bello di Andrea, poi, è che non lavora solo. Negli anni passati ho potuto assistere ad un vero impegno di condivisione dei testi dei corti con uno stretto gruppo di amici. Consiglieri, talvolta censori, ma molto più spesso tifosi appassionati della sua opera.

Tra questi c'è Serena Massobrio. E' una mia cara amica di Roma, che lavora in Telecom Italia. Serena è una persona speciale. Forse la persona più generosa che abbia mai conosciuto. Grazie a lei ho incontrato Andrea Jublin, e anche grazie a lei, e al suo incoraggiamento, ho maturato la decisione di abbandonare "il management" per dedicarmi alla scrittura.

Per questo le ho dedicato il mio articolo. Vogliate scusarmi, per una volta, la totale parzialità.

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30 gennaio 2008

Enzo Mazza versus Pippo Baudo: gliele suonerà?

Riporto qui di seguito un comunicato stampa del Presidente della Fimi (l'associazione che lega le principali etichette musicali italiane). Come potete leggere, il dottor Enzo Mazza sembra proprio adirato. Non ero a conoscenza delle affermazioni di Baudo in merito ai "complotti discografici", ma insomma, Mazza le canta chiare e limpide.

Gliele suonerà anche? Sarebbe una buona idea ospitarlo al prossimo Festival di Sanremo. Suvvia. Un pò di battibecchi non fanno male a nessuno... E poi, onestamente, un manager in mezzo alle solite "manfrine" da festival, potrebbe anche portare lustro ed esercizio all'intelletto dei telespettatori. No? 

PS. Aggiornamento ore 16.21: la replica di Pippo Baudo segue dopo il comunicato

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29 gennaio 2008

L'anno europeo delle pari opportunità se n'è andato: che cosa è rimasto?

A un mese dalla chiusura dell'anno europeo per le Pari Opportunità, e il giorno successivo all'incontro Donne e Leadership del Sole 24 Ore , mi stavo chiedendo cosa ne è rimasto, dei nostri intenti, dei nostri incontri, e delle nostre conversazioni.

Parole, parole, parole. E poi, i pochi fatti, che tardano ancora ad arrivare. Leggiamo anche sul Corriere che nelle aziende, i nostri Cda sono ancora incravattati, osserviamo che la maggior parte degli intellettuali che scrivono sono preferibilmente uomini. Anche la maggior parte degli intellettuali che parlano, a dire il vero. E poi, ovviamente, anche di quelli che dirigono (istituti, aziende, fondazioni, giornali non prettamente femminili o popolari, consorterie, lobbies e logge, cariche politiche di un certo peso, banche, reti televisive, radio e via dicendo).

Osserviamo che quando qualcuno ci dice che no, che non è vero, cita soltanto  eccezioni. Di solito (a parte Rosi Bindi) composte da donne preferibilmente di bell'aspetto, e ben vendibili sul piano mediatico. La signora che fa questo. La signora che fa quell'altro.

Fondamentalmente, in primis, per fare carriera ci viene richiesto di essere belle. Poi, forse, il curriculum, e tante grazie. Questo aspetto della bellezza, se è una gran facilitazione per molte, è anche una grande gabbia dalla quale è difficile liberarsi. Soprattutto in ambiti in cui l'intelligenza dell'uomo è soggiogante, e non accetta confronti alla pari.

A trentacinque anni di età mi è successo, di sentirmi soggiogata, decine di volte. Quello che dici, è come se passasse sempre e comunque in secondo piano. Quello che scrivi, per fortuna, un pò meno. In questo senso la scrittura, almeno per me, è un bel rifugio.

E tuttavia non è giusto. Goffredo Fofi la scorsa estate mi diceva che il maschilismo, in ambito culturale, è ancora dilagante. Paradossalmente, più che negli anni Settanta. Credo che abbia ragione. Credo che una donna che voglia far cultura, sul serio, o parlare di cultura in modo indipendente, oggi faccia ancora molta fatica.

Paola Bonomo, direttore marketing di Ebay Italia, mi racconta di esempi positivi all'interno del management. Lei stessa ne è una testimonianza vivente: bella, intellingente, impegnata, proattiva. Che insieme ad altre "colleghe" direi quasi, professioniste, sta istituendo una sorta di associazione trasversale. Per entrare nelle scuole, e raccontare alle ragazze, e ai ragazzi, che è possibile riuscire. Ed è possibile crearsi un futuro.

Credo che Paola abbia ragione. Anche io ho fatto il manager, e dentro le aziende, all'interno dei "ranghi", oggi possiamo dire di essere in molte. E, a quanto ne so e ho avuto modo di vedere, anche molto brave.
Manchiamo però dai timoni di comando.

Ed è triste da dire, ma soltanto se sei al comando di qualcosa, per una donna, è semplice farsi ascoltare.

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28 gennaio 2008

La Maison des Journalistes, et la memoire

Hier soir j'ai connu une jolie femme, qui est née à Haiti. Elle s'appelle Tcheita Vital, elle est une journaliste, refugiée en France parce-que à Haiti, à la radio dans laquelle elle travaillait, on ne pouvait pas s'exprimer.

Dans la journée dediée à la Memorie, j'ai essayé de faire mon premier video avec sa témoignagne.

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25 gennaio 2008

Memoria

In silenzio. In anticipo (sul 27). Eppure in ritardo. Sempre e comunque.

24 gennaio 2008

La vergogna che proviamo per Clemente Mastella, Tommaso Barbato e il souk del Senato

Ci sono persone che semplicemente cerchiamo di ignorare. Cerchiamo di non vederle, nonostante abbiamo grandi mezzi e grandi poteri, e siano sempre sui media, sempre a dir qualcosa.

Li ignoriamo perché ci fa male pensare che l'Italia sia - anche - così. Cerchiamo di portare avanti le nostre piccole vite (piccole in confronto alle grandi e grasse vite di codesti potenti), oneste, fatte di piccole soddisfazioni che ci bastano. Perché crediamo che la gran parte degli italiani sia gente di cui andar fieri, e perché crediamo che le piccole rivoluzioni - anche politiche, anche di costume, anche di buon gusto - possano essere portate avanti semplicemente con l'esempio, e la testimonianza personale.

Però a un certo punto non gliela si fa più.

Dopo il vergognoso atteggiamento di rappresentati dell'Udeur, dalle parolacce di Tommaso Barbato al Senato, oltre che ai moniti di Clemente Mastella (mi chiedo: perché i magistrati non hanno mai preso di mira gente come me e le persone che conosco, visto che sembra vogliano soltanto rompere le scatole alla brava gente?) bisogna dichiarare quanto meno un fastidio incipiente, un ribrezzo verso questa politica degli interessi di famiglia così esplicitamente guidati, dei soldi per i soldi, presi dallo Stato peraltro.
E non come facciamo noi, guadagnandoli faticosamente dal mercato.

Stavo rileggendo un articolo di Marco Vitale, noto economista, pubblicato dal Sole 24 Ore il 20 gennaio. Titola Commedia all'italiana tra rifiuti, giudici e sottogoverno.

Ecco. Onestamente, c'è gente che in questa Italia della commedia all'italiana non ci si ritrova più.
E che non ha neanche più voglia di chiudere un occhio. Né di sorridere e guardare oltre.

Il Senato, come il Presidente del Consiglio, la Camera dei Deputati, la Costituzione, le Leggi, innanzittutto sono istituzioni che meritano rispetto. Ci sono persone, come me anche, perché so di non esser la sola, che quando passano di fronte al Parlamento hanno i brividi, dall'emozione, e dal rispetto che provano verso le Istituzioni Italiane e la loro storia.

Per cortesia, Barbato&Co, smettetela in infangare la res publica. Che nonostante tutto, è roba anche nostra.

PS. Pablo Neruda si sta rivoltando nella tomba

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Spingendo la notte più in là: le loro parole, le nostre parole

Ieri sera a Ballarò non sembrava neanche di essere alla tivù. Ma li avete sentiti parlare, Benedetta Tobagi e Marco Alessandrini? Al di là dei contenuti, bellissimi, tragici, commoventi, da lacrime prima contenute e poi singhiozzate liberamente tanto da far sgorgar via, insieme, tutte le preoccupazioni della giornata, dell'anno o di una vita, che bella lingua italiana ci hanno fatto ascoltare.

Mario Calabresi, per primo, con la sua fierezza dello scrivere, del raccontare e del commuovere. E poi gli altri figli delle vittime. Che precisione, nel descrivere una tragedia personale finora sottaciuta dai mass-media televisivi. Che pienezza di linguaggio. E che grande senso, acquistano le parole, quando si apre il dialogo non per urlare, ma per portare una testimonianza di verità.

Le parole belle esistono ancora. Esistono ancora persone vere, capaci non solo di regalare generosamente la propria storia, ma di tracciarla con l'aiuto di una specifica qualità retorica.

Meno male. Avevo quasi perso la speranza.

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23 gennaio 2008

Severino Salvemini fa i conti, al Conservatorio di Milano

Cari milanesi, stasera niente aperitivo. Al posto del drink scacciapensieri consigliamo pensieri costruttivi.

Ore 18.30, quindi, visita al Conservatorio. Vi aspettano un filosofo, Carlo Sini, e un economista, Severino Salvemini, per fare "I conti con la musica". Non vi preoccupate, dunque. Che non suoneranno. Nè tratteranno di cruda - e di questi tempi anche nuda - economia.

Parleranno invece di musica classica, e dello stato dell'arte - anche economico - della suddetta. Insieme ad Andrea Kerbaker, deus ex machina di questo e altri incontri della serie "Parole in nota".

Ci dispiacciamo per chi non troverà invitante la portata, e ci ripromettiamo di commentare insieme agli avventori il delizioso menù. Assai più invitante di un daiquiri con patatine. E anche di qualsiasi programma televisivo di quell'ora.

In allegato, gli altri appuntamenti previsti.
Download Manif.Parole-nota-2.pdf

PS. Per chi amasse gli aperitivi invece, e il buon vino, ricordiamo che al bar Magenta, sempre in quel di Milano, si tengono i seguenti invitantissimi - appuntamenti - culturali. Le mie più sentite scuse ai lettori romani.

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22 gennaio 2008

Federico Moccia: scusa ma ti chiamo "pop" amore

Faceva il copywriter, poi l'autore televisivo, poi lo scrittore. Adesso ci si ripresenta come regista, Federico Moccia. Un autore trasversale, capace di parlare ai ragazzi (e le ragazze) con semplicità. Magari con storie un pop banali, certo. Epperò il suo pubblico già enorme aumenta, e aumenta, e aumenta a dismisura. A dispetto dei detrattori, e degli intellettuali, che lo malgiudicano e non vorrebbero più lucchetti a Ponte Milvio.

E' un creativo del nostro tempo, Federico Moccia. Fa il suo lavoro, e lo fa bene. Senza troppi grilli per la testa, o pretese di insegnare, con disciplina scrive e  pensa prodotti commerciali.

Ne parlavo oggi con Francesco Apolloni, che sta arrivando a Milano per la presentazione del film con Raul Bova alla stampa. Alla fine - Scusa ma ti chiamo amore - siamo inseriti all'interno di un mercato. Se un uomo (o una donna) di marketing dovesse valutarlo per target, Moccia sarebbe un autore perfetto. Parla alla perfezione ai giovani che si vogliono "svagare" e "intrattenere": è chiaro che è stata una scelta di campo, e forse anche di mercato.

Poi magari Moccia crescerà, e avrà voglia di fare qualcosa di diverso. E allora sarà difficile. Perché siamo tutti costretti nel piccolo ruolo che ci siamo ritagliati addosso. E quella dell'autore "per giovani", purtroppo, è un'etichetta dura a spiccicarsi.

In bocca al lupo a Moccia, quindi, per il suo film, e a Rita Rusic che l'ha prodotto. E' chiaro che sarà un successo. E in bocca al lupo a Moccia anche se vorrà cambiare genere. Gli auguriamo che riesca nel miracolo, in modo da aprire la strada - e la testa - a tanti altri. Come lui. E un pò anche come noi.

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21 gennaio 2008

Parallelismi televisivi

Tv Guide Awards versus Telegatto
Osserviamo: negli Stati Uniti hanno speso un pò più di energie, e di budget, per parlare a chi gira per internet...

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20 gennaio 2008

Ridisegnare The New Yorker's Eustace Tilley

Ancora 4 giorni per re-interpretare mister "The New Yorker", e diventare il disegnatore/grafico/creativo più invidiato della blogsfera, nonché della globosfera mondo universo tutto.

Vedo tanti progetti interessanti, nonché i bozzetti di un forse italiano presenziare all'interno delle realizzazioni. Tifo per lui. Forza Pepe Nero.

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19 gennaio 2008

Tv7 si domanda su internet. Con Giorello, una risposta sulla tv

Ieri sera guardavo Tv7  di Gianni Riotta, e sul finale l'intervista a Fabio Fazio. Il tema più interessante, se vogliamo, è stato il racconto del Premio "E' Giornalismo" di cui l'autore/presentatore televisivo è stato insignito. E il parallelo tra trasmissioni come quella di Fazio e le tipiche interviste giornalistiche. Che differenza c'è?

Al di là delle tessere (giornalista pubblicista Fazio, e professionista - ovviamente - Riotta), per gli spettatori appassionati di interviste, forse nessuna. Fazio confessa "ho sempre sognato di fare il giornalista, sin da piccolo". E Riotta, membro della giuria del premio "E' Giornalismo", gli riconosce la capacità del domandare, e dell'interloquire, tipica del mestiere. Nonché, attraverso le immagini di Enzo Biagi a "Che Tempo che fa", una forte eredità  condivisa.

La seconda parte dell'intervista a Fazio è dedicata a internet, alla (non) autorevolezza di Wikipedia, ai blog e a Beppe Grillo, che sempre prende di mira i giornalisti, i telegiornali, e il direttore del TG1.

Mi sono ricordata che lo scorso anno, nel mese di marzo, avevo chiesto al filosofo Giulio Giorello, cosa pensasse della tivù. Pubblico qui si seguito quella che potrebbe sembrare una risposta a Tv7. Per la verità, somiglia molto a quanto ha detto Fazio, sul finire della trasmissione di Riotta. In sintesi: "basta con la cronaca nera".

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18 gennaio 2008

Telesegretaria, notai e Personal Velocity

Qualche tempo fa mi è arrivato un comunicato stampa di questi signori qui. Precisamente il 20 novembre scorso. Certo, si poteva ignorare la mail, come si fa tra giornalisti quando la posta eccede di informazioni. Eppure io l'ho tenuto lì, così... tra un non si sa mai, e un altro non si sa mai...

Perché il fin dei conti la Telesegretaria è un bel jolly, a pensarla. Nell'intimo immaginario, ti permette di sganciarti dalla routine quotidiana alla quale, chi più chi meno, siamo tutti costretti. E perché il sorriso di una ragazza (o un ragazzo) che rispondesse al nostro telefono, al posto nostro, ci dà un gran sollievo, e la possibilità di proiettarci "in panciolle" su una piccola isoletta tropicale, con cielo e mare azzurro che si confondono...

E tuttavia la verità è un'altra. Che quando siamo sull'isoletta non facciamo altro che trastullarci con il nostro cellulare per mandare messaggi ad amici e capire che si combina in Italia, leggere le notizie che ci arrivano via sms e aprire e chiudere libri che alla fine della vacanza rimangono ancora intonsi, non fosse per la sabbia tra le pagine.

La Telesegretaria, il Teleufficio e qualcuno che si prenda le nostre responsabilità, i nostri contatti, i nostri oneri (ma non gli onori) sono in realtà sogni impossibli. Siamo tutti talmente connessi nell'adesso - almeno, personalmente io, mea culpa, lo sono - da rimpiangere un bel mestiere da notaio, con gli appuntamenti il giorno x, le pratiche il giorno y, e  il fine settimana a Santa Margherita Ligure.

Cari notai, vi invidiamo in molti. Non per le vostre parcelle, sia chiaro. Per i vostri tempi anacronistici, che vi permettono la tranquillità del "meditare", con una personal velocity che non è la nostra.

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Papa don't speech

Here is the complete text of the Papa's failed speech at La Sapienza. Rome. Little Italy.

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17 gennaio 2008

Safari: il nuovo album di Loré

Oggi su Nòva24, e per la verità anche sugli altri quotidiani di tiratura nazionale nonché su internet, potete leggere un'intervista a Loré, in occasione dell'uscita del nuovo album Safari.

L'intervista che leggete su Nòva, spero, è un pò diversa dalle altre. Non si parla tanto di musica, quanto di Obama, dell'America, della poltiglia italiana e dei paesi dei nostri sogni. Dei pensieri realizzabili e di quelli che forse sono soltanto nella nostra testa, ad ammorbarci l'esistenza.

Ieri, alla presentazione in Corso Venezia, a Milano, Jovanotti ha voluto dedicare questo lavoro al fratello scomparso.

Allego i testi delle canzoni, che mi son molto piaciuti.
Download testi_safari.rtf

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16 gennaio 2008

I brani più scaricati da internet del 2007

"Relax, take it easy" di Mika è stata la canzone più acquistata sulla rete nel 2007, seguita da "Non siamo soli" di Eros Ramazzotti e "Umbrella" di Rihanna.

Al quarto posto ancora Mika con "Grace Kelly"a seguire Gaia&Luna con "Come Vasco Rossi". 
Nella top ten anche Irene Grandi con "Bruci la città", Vasco Rossi con ben due brani " Basta poco" e " La compagnia",  i Tazenda con "Domo Mia" e Metrica con "La lettera".

Una domanda. Chi è Mika?

Fonte: Fimi
In allegato la classifica completa.

Download top_download_2007.pdf

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From Carola Spadoni

Carola mi ha mandato un indirizzo il 30 novembre scorso. Grazie.

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15 gennaio 2008

Robe di Cappa. Stefania: the Real Girl?

Ha aperto un blog, Stefania Cappa. Lo trovate qui.
Ogni blog, nella comununità di Myspace, ha una colonna sonora.
Quella che Stefania ha scelto è "The real Girl" by Mutya Buena.

L'apparenza inganna? Oppure no, ed è tutto sotto i nostri occhi. Tragicamente obbligati a guardarla, in prima pagina sul Corriere della Sera, quest'estate, in un fotomontaggio, e oggi, nel fotomontaggio dei suoi - finti - lunghi capelli?

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14 gennaio 2008

For a smooth shot. Walking on the Botox advertising campaign

They called it guerrilla marketing.

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13 gennaio 2008

Le intimidazioni a Nino Amadore, e i due proiettili a Ferruccio de Bortoli

Chiedo scusa ai lettori se parliamo di noi. Ma episodi come quello accaduto ieri al nostro giornalista Nino Amadore non possono essere taciuti.

Ecco l'incipit di un commento a pagina 12 de Il Sole 24 Ore di oggi, scritto in prima persona dal direttore, Ferruccio de Bortoli. Veniamo così a sapere, senza gli strilli di cui siamo abituati da media diversi, che un giornalista della testata di Confindustria, Nino Amadore (autore di La zona grigia, professionisti al servizio della Mafia, La Zisa Editore) ha trovato la sua auto seriamente danneggiata.

E con ancor più garbo, sul finale dell'articolo, leggiamo che un gesto di pesante intimidazione, nelle scorse settimane, è stato rivolto al direttore stesso, che ha ricevuto una busta con due proiettili.

Conteneva  - scrive de Bortoli - una serie di considerazioni, chiamiamole così, che sull'inchiesta condotta da Roberto Galullo, un valido inviato che da mesi scrive sull'attività e sui legami economici della 'ndrangheta calabrese. Inutile dire che Galullo e Il Sole 24 Ore, come sopra, continueranno a fare la loro piccola parte.

Ecco, in sintesi, quello che io chiamo giornalismo. A chi legge il giudizio non solo sulla notizia, di per sé sconcertante, ma sul come è stata raccontata.

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12 gennaio 2008

1978-2008. Via Montalcini 8 e il palazzo della prigionia di Aldo Moro

L'appartamento di Via Montalcini 8 l'abbiamo visto in "Buongiorno Notte" di Marco Bellocchio, e nella feroce immagine della prigione-sgabuzzino delle fotografie scattate dalle Brigate Rosse per i quotidiani.

L'abbiamo immaginato migliaia di volte, e chissà quante più i famigliari di Moro. Tuttavia nessuno ci è mai entrato, con una macchina fotografica o una telecamera. Perché al momento della confessione gli "uomini delle BR" - come li chiamò Papa Paolo VI nel suo famoso discorso prima dell’assassinio - avevano già liberato l'appartamento, e rivenduto la proprietà ad inconsapevoli privati.

Il 31 dicembre - e non pensate adesso: ma questa qui proprio a capodanno ci si doveva infilare! – sono andata alla ricerca di Via Montalcini 8.

Si trova nel quartiere della Magliana Nuova, ed è una via ancora molto isolata e poco illuminata. Quasi fuori dal mondo.

Le costruzioni occupano solo un lato della strada, perché di fronte, tanto per darvi un'idea di un paesaggio che nell'Italia cittadina non credevo esistesse più, ci sono solo una Chiesa, e delle sterpaglie di prato.

Il palazzo, tuttavia, è quanto di più lontano dalla prigionìa si possa immaginare. E' una tipica costruzione anni Settanta, che oggi non si direbbe affatto "vecchia", ma di "design".

Visto dal di fuori, e anche dall'entrata - una volta superato il cancello - la costruzione è quasi signorile. L'ingresso è ben tenuto, con piante fluenti a fianco del largo camminatoio, e, appena entrati nell'atrio si può constatare un'attenta salvaguardia di luci e rivestimenti dell'epoca.

Tremavo. Era impressionante pensare che tutto, anche gli infissi, fosse stato preservato dagli anni Settanta, e quindi anche a quel terribile '78.

E invece era proprio così. Ed è ancora proprio così.

Seguirà, l'ascensore. Qui trovate le immagini del palazzo. Abbiate pietà. Scattate con il cellulare.

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1978-2008. At nr.8 of Via Montalcini, the apartment building where Aldo Moro was held prisoner

The apartment building of Via Montalcini was shown in the movie "Buongiorno Notte" by Marco Bellocchio. The interior was also somehow partially seen in the terrible images in the photos sent by the Red Brigades to the media at the time of th kidnapping.

We have looked at them innummerable times, God only
knows how many more times his family looked in anguish at them.

So far, nobody the we know of has been alloed inside the apartment with a camera. When the location was identified through the confession of th "men of the Red Brigades" (so defined in Pope Paul VI's famous plea to them prior to assassination) the apartment had been sold to unaware privates.

Last December 31- don't judge me crazy for doing this of all things in the last day of the year - I drove to find Via Montalcini.

It is located in the borough of Magliana Nuova, and is kind of insulated, with dim street lights, in the middle of nowhere.

The buildings occupy just one side of the street because in front there is only a small church and a long string of brushwood:a city landscape that I thought belonging to the past.

Nr 8 is something you would never imagine as a prison. It is a typical architecture of the "roman" expansion of the seventies if you know what I mean.

Seen from the main entrance-once through the gate- the appearance is that of a pretentious middle class apartment house.

The hallway is very well kept, with ornamental plants on both sides of the passageway to stairs and elevator.

While entering, I trembled. It seemed unbelievable to me that everything had been kept in place (lights and wooden wall coverings as well) exactly as it was during the ferocious march-april 1978 timeframe.

Yet, that was it as it is nowadays.

Here you can find some photos.

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11 gennaio 2008

Ivanohe Lo Bello. Quello che ha detto "no", in Sicilia

Pubblico qui di seguito il testo dell'intervista uscita ieri su Nòva24. Intervistato: Ivan Lo Bello, Presidente di Confindustria Sicilia, che a chi, tra gli imprenditori, ha pagato i pizzi, ha chiesto di denunciare il fenomeno.

Peccato, e peccatore. Altrimenti, fuori.

E' una persona che mi ha fatto ben sperare. Credo meriti un pò di attenzione, e sostegno. Anche solo col pensiero. Perché lui è lì. E la maggior parte di noi ne parla, ma comunque, in Sicilia, non ci lavora.

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10 gennaio 2008

3 milioni di euro, giusto per cominciare

Mi ero persa dietro alle vicende italiane, ma rileggendo un "born in Italy" dell'84 che guarda ancora alla Silicon Valley, mi rendo conto che nulla è cambiato rispetto a dieci anni fa. Ancora sognare non tanto l'America, ma quello che succede in America. Dai Davide,  non andare via. Rimani qui, e provaci initalia, a cambiare litalia.

PS. C'è chi ce l'ha fatta, a ottenere (non come scrive Davide Toffa, 8 milioni di dollari, ma 3 milioni di Euro) qualcosa, initalia. Si chiama Luca Stante e grazie all'etichetta che si è inventato, si è assicurato un primo round financing di 3 milioni di Euro dalla società di private equity Xange.

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Per chi crede a Beppe Grillo, e non crede nel giornalismo

Mi limito a segnalare l'iniziativa di Alessandro Gilioli dell'Espresso.
Leggete come ha tentato di intervistarlo, e come non ci è riuscito. Non dubito peraltro della buona fede del giornalista, che nel corso degli anni ha dimostrato di essere tutt'altro che assertivo, nelle sue inchieste.

Il suo post, come segnalato anche da Luca De Biase, è la dimostrazione, e mi spiace dirlo, che il populismo non è giornalismo. E che la Rete rischia di produrre Magnolie. O rane che piovono.

Altro che 25 aprile, e liberazione dai giornalisti.

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08 gennaio 2008

Cherchez la gauche, et la femme aussi

Dov'è finita Ségolène? Se lo chiede Libération, e se lo chiedono i militanti della sinistra francese. Soprattutto dopo l'exploit odierno di monsieur Sarkò, che qui in Italia sarebbe preso per un sinistrorso della peggio specie.

Eliminare la pubblicità dalle tv pubbliche. Grandioso... Ti prego Ségò, dove ti nascondi? Almeno digli che è una buona idea. Suvvia ammettilo...

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07 gennaio 2008

Metallurgia pensante

Fiorella Paolini, 32 anni, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria di Pesaro-Urbino. Eccola qui.

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06 gennaio 2008

Gli opevai e Adriano Celentano

Scusate la battuta, che non vuole certo mancare di rispetto ai lavoratori - tutti - di questo Paese. A maggior ragione, in un momento come questo. Per chi non conosce la canzoncina "evviva gli opeVai", si tratta una trovata che scherniva i rappresentanti dell'estrema sinistra degli anni Settanta, simpatizzanti della classe opeVaia con tanto di cachemirino e la evve moscia.

A trent'anni di distanza, è Celentano a ergersi nuovo testimonial della classe operaia. Ieri, in prima pagina di Repubblica leggevamo "Celentano: io, il rock e gli operai motore del mondo".

Oggi, sul Sole 24 Ore, Luca Veronese ha studiato i conti del molleggiato, e titola sul quotidiano "I 70 anni di Celentano. Quel tesoro di Clan custodito in 7 società". E poi, a pagina 20: "Celentano Spa fattura 5,8 milioni".

Il ragazzo di Via Gluck è ancora in grado, dal pulpito del suo business, di pontificare da sinistra? A mio parere, certo che sì. Magari con un pochino più di consapevolezza - e trasparenza - rispetto ai suoi milioni e alle sue lussuose dimore, quando va in tivù o si fa intervistare sui grandi ideali.

Ma tant'è. Chissà se tutti la pensano allo stesso modo, dopo aver letto degli "affari della Clan famiglia".

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Italian trash

Now don't tell that the warning wasn't out.
Just to remind, take a look at this.

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04 gennaio 2008

E Maddalena Tronchetti scrive dal taxi...

E' già qualche giorno che ha scritto, ma le diamo il benvenuto con il nuovo anno. Maddalena Tronchetti Provera, professionista di eventi, nonché neo-mamma (vedi foto) ha raggiunto Nova100 per raccontare la sua vita. Di corsa. Di taxi.

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Iowa is Obama

Aioua is Obama. E neanch'io mi sento tanto bene...

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03 gennaio 2008

1978-2008: generazione Aldo Moro

C'è chi quest'anno lo ricorderà come i quarant'anni dal '68. C'è chi lo ricorderà come i sessant'anni dal '48, e dalle prime elezioni politiche. Per la mia generazione, tuttavia, c'è una data, indelebile, che ha segnato l'infanzia, e forse anche una continuazione dell'infanzia, in un piccolo Paese come l'Italia. Altro che Generazione X e Y (con derivati). Quello che mi ricordo io, il posto da cui vengo io, come credo tanti altri nati negli anni Settanta, è quel 16 marzo 1978, e il rapimento Aldo Moro.

Lo scorso anno Prodi ha ricordato che bisognerebbe "tirar fuori" le carte, di quel maledetto '78, che è caduto 30 anni dopo la formazione di uno stato democratico, e che precede di 30 anni questo 2008, in cui non si sa cosa succederà, ma che è comunque una data che ci fa pensare.

Quando avevo 6 anni ho scritto un tema, sul rapimento di Aldo Moro. Mi ricordo mio nonno felice di leggerlo a capotavola davanti solo alla moglie, e una tovaglia a scacchi da osteria. Forse per quel ricordo sono tornata nei luoghi del terrorismo e di Aldo Moro, in questi giorni a cavallo del nuovo anno, e ripercorso vie tanto note quanto poco raccontate (solo Enrico Ghezzi fece un video da via Montalcini a Via Caetani).

Qui di seguito il paesaggio che è oggi Via Fani, e quel terribile incrocio in cui Aldo Moro fu rapito e la sua scorta sterminata. Ci sono un sacco di cartelli "Vendesi", intorno. Tante case non credo a buon prezzo. E' un luogo della Roma borghese, e tranquilla. Un beauty center proprio di fronte alla lapide, dall'altra parte della strada.

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1978-2008: Aldo Moro generation

This year will be celebrated by somebody as the 40th anniversary of '68. Someone will remember 60 years since 1948, when the first democratic parliament was elected following the new Constitution.
For my generation, however, there is an unforgettable date wich has marked my childhood, and perhaps its follow up. Nothing to do with X generation, or Y. What I do remember, the place where I do come from, like many who where born in the Seventies, is march 16 1978, and the kidnapping of Aldo Moro.

Last year Romano Prodi mentioned that it is about time to "front out" the papers of the ill-faked 1978, wich fales 30  years after the birth of our democracy and 30 years before the 2008, wich nobody can anticipate the events. In any case, something to think about.

When I was six years old, I wrote a school essay on the knipping of Aldo Moro. I remember my grandfather, listening proudly at the head of the kitchen table while I was reading it, on a red-colour squared table cloth, like the ones used in the tavers of the neighborhood.

Perhaps due to this rememberance, I have gone in this opening days of 2008 to see once more the streets of terrorism in Rome. The streets where Aldo Moro was kidnapped, detained and killed. Streets so well known by name, but seldom written about (only Enrico Ghezzi made a video from Via Montalcini to via Caetani).

Following is today the landscape of Via Fani, and that terrible crossing where Aldo Moro was kidnapped and his escort exterminated. There are many "for sale", posters around, not at a low price, I bielieve. It's a place of the "bourgeois" and "quiet" Rome. The is a beaty center just in front of the stony plaque, on the other side of the street.

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02 gennaio 2008

Evviva l'Ecopass a Milano, e anche la chiusura del centro, se possibile

Primo post del 2008, in controtendenza rispetto a chi vuol viaggiare in macchina comunque, dovunque, e chissenefrega della CO2 che respiriamo, che tanto a Milano ci si lavora e poi si torna fuori città a respirar l'H2O buona.

Completamente concorde con l'iniziativa di Ecopass, anche se ci sarà qualche problema organizzativo, all'inizio, tra call center e gratta e sosta e permessi vari, credo che anche i milanesi se lo meritino, di vivere una città a misura d'uomo. Addirittura io sarei per la chiusura totale della cerchia 1, quella dei vecchi navigli. Perché Milano non è una città così brutta. Sono le macchine che la fanno brutta. E sono le persone che per comodità buttano i rifiuti per terra, alla qualunque, e vogliono parcheggiare fuori dal negozio in cui entreranno per fare shopping.

Sì lo so. Sono per uno stile di vita praticamente impossibile. Dove i pedoni abbiano a disposizione mezzi che funzionano, e dove camminare sia ancora normale, e non un grande lusso che in pochi si possono permettere. Però da qualche parte bisognerà pur iniziare...

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01 gennaio 2008

Roma Firenze, e le bugie delle Autostrade

Mai fidarsi dei cartelli delle Autostrade. O quanto meno, non oggi. Scrivo dalla tratta Roma Firenze. E riporto quanto trovato sul percorso automobilistico.
Ore 17.00. Poco prima di Fabro "rallentamenti causa auto in sosta". Due minuti dopo vediamo in effetti sulla corsia di destra un'auto parcheggiata che non dà proprio fastidio a nessuno..  Le auto continuano a sfrecciare tranquille...
Ore 17.30, a 80 chilometri da Arezzo: "Code a tratti tra  Incisa e  Firenze. 88 Minuti per Firenze". Normale amministrazione, per carità, ma non siamo ancora a Firenze, son passati 188 minuti e una lunga  coda ci ha tenuti fermi.
Tempo totale impiegato per Roma Firenze Sud {se non ci sono altri intoppi): 3 ore e mezza.. Sbuff...

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Caro Fofi, vedesse le carni...

Questo fine anno, durante un pranzo a base di verdure saltate e formaggi nel cucinino di Goffredo Fofi a Roma, ho scoperto che lui e Maria Corti, la filologa mia maestra, si conoscevano.
Racconta Goffredo che l'ultima volta la incontrò in un convegno, e lui le fece i complimenti per il bel volto. E che lei rispose: "Caro Fofi, vedesse le carni...".
Con un certo imbarazzo Fofi me lo riporta, quasi arrossendo. Queste poche parole, e la timidezza di una forse elegante avance di letterata, mi fanno immaginare un futuro in cui per pudore, ancora, il non detto lasci aperti spiragli, immaginazioni, desideri e paure.
Un futuro in cui non tutto sia da consumare subito, e in cui tutto non abbia un'immediata spiegazione. In cui persone che oggi non ci sono più vengano ricordate anche per il mistero in cui ci hanno lasciato. 

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