Cristina Tagliabue -

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novembre 2007

29 novembre 2007

Che soddisfazione esser copiati

Diciamo la verità. Ci sarebbe il diritto d'autore.
E ci sarebbe che non si possono divulgare su internet i contenuti scritti per un giornale.
E ci sarebbe che non solo non può farlo chiunque, ma non può farlo nemmeno l'autore che li ha scritti (se è un libero professionista come me, per esempio, proprio non potrebbe).

E tuttavia, che soddisfazione vedere i propri articoli ripresi e copiati dai blogger, dai siti internet, da chiunque insomma non sia un giornalista ma gusti e rigusti semplicemente il piacere della lettura.

In fondo è il sintomo che un media "giovane" come internet sente il bisogno - ancora, come me - di un ancoraggio ad una riflessione che solo la carta stampata può offrire, oggi.

Per uno che scrive, poi, è il segno tangibile che qualcuno ti legge.
Non solo. Significa che qualcuno che ti legge ha capito quello che stai dicendo e gli piace così tanto, o gli dispiace così tanto, che sente l'esigenza di riportare le tue parole.

Diciamo la verità. Copiare lettera per lettera un articolo è noioso. Ringrazio di cuore tutti quelli che si prendono la briga di riportare le  ricerche (così le potremmo chiamare) mie come di altri giornalisti per farle leggere alla propria comunità di amici.

In particolare, per quanto mi riguarda, grazie a Davide, e alla redazione di 24/7

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28 novembre 2007

Il blog della Bergamini

Solo l'indirizzo, così, giusto per chi era curioso. E poi, per chi vuole sapere direttamente dall'interessata, e farsi un'idea della persona, cosa meglio c'è che leggere - senza mediazione - le sue parole?

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25 novembre 2007

Media populism: Umberto Eco

Ecco cosa fa internet.
Due articoli, entrambi online.
Lo stato dell'arte del media populism, e del giornalismo.

Dall'estero intervistano il nostro grande italiano, e noi italiani lo traduciamo per riportarlo e ricommentarlo in italiano. Perché è una grande intervista, anche se breve. E racconta lo studioso scrittore, che spiega come scrivere cose che restano. Speriamo non sia l'unico, che ci pensa.

Umberto Eco sul New York Time Magazine

Umberto Eco su Repubblica

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24 novembre 2007

Raccontare Deborah Bergamini. Riproviamo.

Dopo le email e le telefonate di persone amiche che mi invitano a sbilanciarmi sulla questione morale, a dire che insomma alla Rai è una vergogna, e che le cose non dovrebbero funzionare così, e che la cosa pubblica malgestita è uno schifo - ma non ci sono già abbastanza blog che si lamentano, sull'internet italiana? - continuerò a "superare" il giudizio, e il pregiudizio, o la giusta arringa morale, o l'ingiusta claunnia, e raccontare Deborah Bergamini.

Mi permetto, peraltro, visto che la questione del "conflitto di interessi" è da mò che ce la portiamo dietro, e anche se onestamente spero che l'attuale Governo faccia qualcosa in merito (o no?) già oggi, a mio parere, è troppo tardi. Hanno fatto una figuraccia a non sistemare le cose. Dovevano metterlo a posto subito, quel dettaglio lì (ecco un giudizio espresso). Magari dieci anni fa, invece di fare inciuci.

Riabbraccio quindi il ruolo di umile narratore di fatti visti e conosciuti, e continuo onestamente a raccontare, come in Africa fanno i griot e il mio amico fraterno Filippo Ughi mi ha insegnato si fa a teatro. Anche se i lettori veloci, quelli uso e consumo subito, si indispettiranno un pò dei tempi lenti di questo racconto . Pazienza.

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23 novembre 2007

Il Palinsesto Perfetto?

Il Domenicale, il vorrebbe competitor de La Domenica de Il Sole 24 Ore, ha pensato a un numero sul palinsesto perfetto. E il suo direttore, Angelo Crespi, ha inserito me e Docciascozze per un programma di moda e tendenze....

Ora, caro Angelo, grazie per l'anteprima. Però, ci dispiaceva dirtelo. a me e Cristiana proprio la moda non calza... E' proprio che non ci capiamo nulla, sai.

Preferiamo invece, credo entrambe, i libri... o il cinema, insomma, se proprio devi, ripensaci DIVERSE!!!

Download domenicale_palinsesto_perfetto.pdf

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22 novembre 2007

Raccontare Deborah Bergamini, senza Berlusconi

Mi è capitato, settimana scorsa, di telefonarmi con Deborah Bergamini per la presentazione di un libro della casa editrice Rai Eri. E ieri, dopo aver letto i giornali, non ho potuto astenermi dal ri-chiamarla. Domani la chiamerò ancora (e vi terrò informati). Ma nel frattempo, inizio un racconto che parte da lontano, e che non è di parte alcuna, se non la mia personale esperienza.

Conosco Deborah Bergamini da circa cinque anni. Periodo in cui la sottoscritta faceva il suo mestiere, in un ambito che più sfortunato, rispetto alla tivù, non si può. E infatti, mentre Deborah definiva il marketing della Rai, io facevo i "palisesti", se così li si può chiamare, dei cellulari della Tim. Avete presente il divario? Io dentro allo schermo di un telefonino. Lei dentro lo schermo dei contenuti veri, il video, la televisione pubblica.
Mica quelli che si comprano via sms, così, al chilo... Insomma, due pesi e due misure infinitamente incomparabili, per importanza. E anche per potere, direi.

Appena "la Bergamini" (quelli che come me lavoravano dentro i media, così la chiamavano, e non "Debbi") approdò in Rai, ricordo il subbuglio all'interno degli uffici. In quel periodo la Tim stava siglando il primo accordo per la distribuzione dei palinsesti delle tre reti pubbliche via cellulare. Appena Deborah arrivò, dunque, tutti quelli che lavoravano con lei, o che avrebbero ambito lavorare con lei (erano in tanti, ve lo assicuro!) erano in agitazione.

Si sapeva che era stata inviata direttamente da Berlusconi, ma nessuno gliene faceva mai cenno. C'era un gran chiacchierare su quello che avrebbe fatto. E i quadri intermedi dicevano. "Hai visto che ufficio le hanno dato?". E poi. "Appena chiede una cosa, subito le viene data". E ancora. "In Rai c'è gente che aspetta da anni di mettere a posto una tendina, e invece a lei tutto pronto subito. Appena chiama la sua segreteria la gente corre".

C'era una curiosità quasi morbosa, direi, intorno alla sua persona. E se devo esser sincera, anche io ero curiosa di conoscerla, questa famosa Deborah, di cui tutti parlavano.

Capitò presto. Mi ricordo la prima riunione nel suo ufficio - credo al primo o al secondo piano - con una vetrata che non era poi così tanto ampia, ma che tutti descrivevano come una semi-reggia. Insomma, quell'ufficio non era veramente un granché, a parte il fatto di essere grandino. Era preceduto dalla classica fila di armadietti di metallo grigiarstro dei corridoi Rai e non c'era praticamente niente, che raccontasse la sua persona, lì dentro.

Entrammo nella stanza. Mi accompagnavano, credo, un paio di collaboratori con cui lavoravo, della Tim. Non credo ci fosse il mio capo, anche perché in cinque anni penso di averne cambiati una decina. Dunque lei era a sua volta circondata dai suoi collaboratori (molti di più, e molto più importanti di noi). Fu molto gentile. Ci chiese se volevamo un caffé, come si usa sempre nelle riunioni aziendali, e poi si cominciò a parlare. Il suo telefono squillava parecchio. E ad un certo punto lei ci abbandonò per un'altra riunione. Finimmo così per continuare e terminare senza lei... Di riunioni, per un contratto come quello, se ne fanno sempre tante. Quella non era la prima, né sarebbe stata l'ultima.

Dunque, che cosa mi rimase, della famosa Bergamini, da quella prima riunione? L'idea di una donna non sofisticata, abbastanza normale nel vestire, e di bell'aspetto. Un viso quasi da angioletto, una voce molto suadente, e una grande iperattività. E poi il potere, inespresso, non detto, ma sempre presente. Quasi incombente, direi.

Era impressionante. La Bergamini chiamava Clemente Mimun, chiamava tutti i giornalisti più importanti, e ci parlava alla pari. Una cosa che, a quelli come me, non sarebbe mai potuto succedere. Però non è neanche vero che le fregasse solo delle persone "importanti".  Lo sapete che Deborah Bergamini, giusto così, per esempio, ha un blog?
                                                                                     (il racconto - non articolo - continua, credo domani)

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21 novembre 2007

Eddyburg, per il verde in Lombardia

Ieri l'articolo è uscito su Repubblica. Segnalo anche in questa sede, però, l'iniziativa di Eddyburg, blog creato affinché le aree verdi della Lombardia, già striminzite, non si intirizziscano ancor di più. Leggete la lista di coloro che hanno firmato. Mi sembra di poter dire, semplicemente, sensibilità comune.

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20 novembre 2007

Se uno sceneggiatore scrive un libro...

... come minimo io me lo leggo. E se uno sceneggiatore che ha realizzato film come Radiofreccia (1998), Il partigiano Johnny (2000), L’orizzonte degli eventi (2005) dopo aver scritto un libro, lo presenta a Milano.. beh.. io come minimo vado ad ascoltarlo.

Sto parlando di Antonio Leotti, signore e signori. Un autore e sceneggiatore, ma anche uno che conduce l’azienda agricola di famiglia a San Casciano dei Bagni, suo paese di origine. Lo scorso settembre, con Fandango Libri, ha pubblicato "Il giorno del settimo cielo".

Per chi fosse domani a Milano, alle 18.00, in zona centro, è un appuntamento da non perdere. Insieme all'autore, Pietro Cheli e il mitico Paolo Mereghetti. Unione Italiana Lettori - Museo di Storia Contemporanea  - Via S.Andrea 6.

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19 novembre 2007

Il Premio Videoclip Italiano

Oggi c'è stata la cerimonia presso il Comune di Milano, con l'Assessorato allo Sport e il Tempo Libero. Domani l'Eros Day presso lo Iulm, all'interno del quale Eros Ramazzotti sarà insignito del Premio Speciale per la Comunicazione Videomusicale.

Dopodomani pomeriggio tutti allo Ied per guardare il rockumentary girato da Domenico Liggeri e Claudio Ferrante, entrambi blogger di Nova100, ma che per "primo lavoro" sono professionisti del mondo della musica. L'uno autore e regista, l'altro direttore generale di Carosello.

Dulcis in fundo, giovedì, Silvia Salemi e Giorgio Pasotti, sempre allo Iulm, parleranno di nuovi percorsi  di creatività e comunicazione per la videomusica. E  questa settimana milanese tutta fatta di videoclip si chiuderà venerdì, con la premiazione del miglior lavoro presso l'Aula Magna dello Iulm, alle 17.

Per gli appassionati di video che si mischia con la musica, o viceversa, un sollucchero insomma. Scaricate qui di seguito il programma....

Download programma_definitivo_pvi_2007_al_15.11

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18 novembre 2007

Guerriglia marketing: Liberasi Vodafone Casa

Invece di affittasi, o vendesi, in Via Procaccini, a Milano, appiccicati ai portoni, con lo stessa grafica degli annunci immobiliari, campeggiano manifesti rossi che portano la scritta "Liberasi" situata al posto del "Vendesi".

Me ne sono staccato uno giusto per non passare per folle visionaria (vedete l'immagine scansita qui di seguito all'articolo). E, consapevole del gioco che proprio questi signori della pubblicità fanno, per farsi notare, magari da un passante come me, che poi ne parla ad altri - magari amici, magari blogger, magari lettori - mi permetto qualche commento a caldo.

Mi è piaciuta l'iniziativa? Boh.
Ho notato la pubblicità? Sì.
Cambierò tariffa telefonica? Mai, troppo sbattimento.
Vodafone mi è più simpatica adesso? Non saprei.

Perché? Perché se da una parte ha inaugurato una strategia "ggiòvane", e finalmente, in questo frangente almeno, ha lasciato i testimonial "aò" alla televisione, ha contribuito al mio disagio (come mio credo anche di altri passanti) crescente nei confronti dell'inquinamento visivo.

Possibile che, ovunque si vada, e ovunque si guardi, in ogni momento della giornata, ci sia qualcuno che ti vuol vendere qualcosa? In centro Milano è diventato quasi impossibile farsi i fatti propri, ormai. Si può solo camminar veloce, tenendo lo sguardo basso, per non essere intasati di richieste, dirette e indirette.
Ma non è giusto esser ridotti così.

Ora. Sui cartelli della Vodafone c'è scritto in piccolo, a fianco: "Per salvaguardare l'ambiente non gettate questo leaflet per terra. Usate gli appositi contenitori".

Mi vien facile dire: se proprio non volevate inquinarci, la vista, e la città, perché avete messo in giro tanta carta?

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16 novembre 2007

La locanda dei girasoli

Pubblico qui di seguito la mail che ho ricevuto da un'amica di Roma, felice di avere un blog, e di poter fare anche solo un piccolo gesto nei confronti di un'attività a fin di bene.

A Roma c'è un ristorante che si chiama la Locanda dei Girasoli.

E' nato dalla volontà di alcuni genitori di ragazzi con la sindrome di Down per dare una prospettiva lavorativa ai loro figli Claudio,Valerio, Emanuela e Viviana,che già oggi ci lavorano come camerieri.

Purtroppo non è in una via molto frequentata di Roma (in zona Quadraro) ed è molto difficile farlo conoscere.

Però se non riusciamo a farlo in fretta, le prospettive non sono molto allegre. La pizza è buona, il locale è carino ed economico e vale la pena di dar loro una mano, non vi pare?

Un primo aiuto può essere far girare questo messaggio al maggior numero di amici possibile; se poi conoscete persone o uffici nella zona Appio-Tuscolano è ancora meglio o se avete un amico giornalista che può pubblicizzare la loro esperienza, ancora meglio.

L'indirizzo è: Locanda dei Girasoli  -  Via dei Sulpici 117 h Tel:06/7610194   

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14 novembre 2007

PreSentimento 100: Francesco Morace ci è o ci fa?

Scusatemi l'ironia e l'autoreferenzialità del post....

...ma ogni giorno leggo presentimenti numerati dal mitico futurologo blogger Francesco Morace, e dunque mi chiedevo. Ma domani che Nova100 ufficialmente prende il via, quale sarà la PreMonizione del nostro - mi perdoni - guru Francesco Morace?

Evviva La Leggerezza delle Lezioni Americane

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13 novembre 2007

Le videonews di La7, e il blog di Piroso

Ieri pomeriggio la redazione multimediale di La7 ha dedicato a Nòva un bel servizio (grazie!!) sul compleanno di Nova24, che giovedì prossimo, in effetti, totalizza la bellezza di 100 numeri.

Posto che forse Luca De Biase si offenderebbe, a sentire che Nòva si occupa di tecnologie, e non di innovazione, media, scienza e creatività, credo sia giusto contraccambiare la cortesia, e il tifo, con un post a loro dedicato.

L'area multimediale di La7 e Mtv, negli ultimi anni, è molto cresciuta. Ci lavora - e l'ha nutrita - Gianpaolo Tagliavia, mio ex collega e direi quasi amico, tante riunioni ci ho fatto insieme. E con lui Chiara Daelli, responsabile della prodotto multimediale per i brand Mtv, La7, Nickelodeon e Comedycentral.

Ultimamente hanno dato vita a una redazione multimediale. Fatta di giornalisti appartenenti alla testata la7. Producono ad hoc materiale video "esclusivi" aggiungendo al valore del media televisivo (video news e non  news scritte) il valore del mezzo internet (aperte ai commenti e al rating, embeddabili, taggabili etc), che sono videonews da loro prodotte. Forse le mettono anche sui cellulari? Chissà. Certo i "ragazzi" del multimedia non si sono fermati qui. Perché credo abbiamo gentilmente invitato - come avete fatto!!! - i principali volti dei programmi a dedicarsi ad un blog personale.

Non è un'iniziativa molto diversa dalla nostra, a pensarci. Ma forse è anche - e semplicemente - il contrario. Nel nostro caso, i blog di Nova100 non sono necessariamente coloro che contribuiscono alla creazione del giornale. Sono persone che, per motivi giornalistici o di autorevolezza, sono stati accolti nel nostro blog collettivo, e che magari un giorno compariranno anche sulla carta stampata. Magari provando a innovare il giornalismo, anche se da "fuori".

Nel caso di La7, sono i presentatori dei programmi, il valore dell'azienda, che hanno scelto un dialogo diretto con il pubblico. Anche attraverso questo strumento. Il progetto è ampio e complesso. La forza delle firme di la7.it sarà il punto di partenza nella volonta' di creare un'esperienza editoriale e di interazione a 360 gradi. Dibattito e confronto, insomma. Superlodevole, visto che né Rai né Mediaset ci hanno pensato...

Ora, per fare la prova della zia, e per credere davvero che anche i presentatori ci credano, a internet, mi aspetto immediatamente un link da Ilaria D'Amico. E tuttavia, scherzi a parte, mi sembra che invece Daria Bignardi ci si sia davvero applicata. Anche se il più aggiornato rimane Antonello Piroso...

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12 novembre 2007

I figli di... Renzo Rosso

Oggi ho scritto il mio primo articolo per il Corriere della Sera. E' pubblicato su Corriere Economia, a pagina 11. Comincia così.

Nel nome del padre, dei figli, e dello spirito veneto che aleggia tra Bassano del Grappa e le località di Molvena e Marostica, la “Only The Brave”, a fine 2006, portava a casa 1180 milioni di Euro.

E finisce così

"no, papà".

Aspetto critiche, commenti, positivi o negativi, e ringrazio tutte le persone sentite al telefono o viste di persona, che mi hanno raccontato chi sono i figli di Renzo Rosso.

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10 novembre 2007

E' arrivato a Milano un treno carico di...

...arte. Sì, proprio carico d'arte. Sei vagoni si son fatti, per qualche giorno, museo. E la buona notizia di oggi è che i visitatori, al termine di questo grand tour gratuito italiano, che ha toccato 22 città, è stato un grande successo, anche di pubblico.

130 capolavori provenienti da collezioni private dell’Arte Italiana dal Cinquecento ad oggi, selezionati e curati dai più importanti studiosi e critici dell’arte del panorama artistico di riferimento: Vittorio Sgarbi (‘500/’600), Ferdinando Arisi (‘700), Duccio Trombadori (‘800), Luca Beatrice - futuro blogger di Nova100 - (‘900) e Chiara Canali (ultime generazioni e street art) sono quindi a disposizione di tutti i milanesi, ancora per poco.

Tiziano, Todeschini, Mancini, Pellizza da Volpedo, De Nittis, Fattori, Sironi, Casorati, De Chirico, Carrà, Fontana, Vedova e di tutta la Street Art milanese. A ognuno il suo spazio.
Per la serie: divulgare la cultura in modo intelligente.

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&celebrations &congratulations &poilnulla

In un caotico meriggio milanese mi reco alla Triennale per rivisitare con calma la mostra AnniSettanta. L'entusiasmo iniziale del percorrerla, e l'enfasi dei giornali nel parlarne, è scemato.
Io, nonostante il mio fervore - e nostalgia, per esser stata troppo piccola, e per non averli vissuti appieno - mi son sgonfiata dell'aspettativa, e ho vissuto un'esperienza non mediaticamente condizionata.

Che dire. Oggi nell'atrio c'era una sorta di prova di concerto per i Vent'anni di Striscia la Notizia, con un gran baccano di gente e tapiri. La Triennale, per la prima volta, non mi ha fatto una bella impressione.

Troppo, di tutto. E poi, tutti a celebrare i vent'anni di quello, i cinquant'anni di quell'altro, i trent'anni di quest'altra cosa qui...

La nostalgia del passato è una cosa seria. Gli anni Settanta sono stati una cosa seria, e forse la mostra non lo era abbastanza, intasata di Fiorucci - con tutto il rispetto, bravo, ma negli Anni Settanta potremmo citare un'altra decina almeno di grandi designer e modaioli - e una sola piccola, povera, stanzetta dedicata alla letteratura. Bella l'installazione di Chiara Dynys. Brutto il lavoro appiccicaticcio su PierPaolo Pasolini, realizzato  chissà perché proprio quest'anno 2007 da un artista sconosciuto, dentro la sala dedicata al rapporto tra arte e corpo.

Striscia la Notizia, invece, è una cosa seria? Io non conosco la risposta. Quelli della tivù mi direbbero certamente sì, che è una cosa seria. Lo credo forse anche io. Ma il mondo dell'arte, ad applicare al tapiro lo stesso processo utilizzato per la Cow Parade? Va bene. L'arte si sta democratizzando. Dal pop in poi, tutto è popolare, sempre di più. Ma questo meccanismo nel celebrare la televisione, dentro il piccolo mondo dell'arte, mi sembra quasi un  copiare le facili lauree honoris causa a personaggi famosi. Le Università le danno per farsi pubblicità, più che per un valore reale.

Si chiama marketing. Con la cultura, non mi sembra che abbia molto a che fare...

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09 novembre 2007

Aldo 9

E' con grande piacere che vi annuncio..... taratatààààààà..... l'arrivo di Aldo Nove.
Senza bisogno di presentazioni, e di parole altre.

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Miranda July, finalmente su Sky

Si pronuncia Miranda Julai. Come Skai.
Finalmente la trovo in un palinsesto, e ne sono felice. Miranda è uno dei miei massimi riferimenti, circa la cultura "del momento". Una delle poche artiste poliedriche, e universalmente riconosciute. La dimostrazione del fatto che si può essere ottimi scrittori, registi, artisti, anche, al tempo stesso donne. E femminili.

Dunque Sky porterà in televisione il suo piccolo gioiellino Me and you and everyone we know. Era ora.

Per chi non la conoscesse, oltre ad essere linkata al mio sito, e quindi "universalmente consultabile", ecco qui di seguito un articolo che avevo scritto su di lei, qualche mese fa.

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07 novembre 2007

Certe notti con il Liga, a impatto zero

Partanno il 17 novembre, a Roma. Termineranno il 21 dicembre, a Milano. 14 nuovi concerti di Ligabue, e con un motivo in più per andarci a ballare e cantare. Ha scelto il progetto Impatto Zero di Lifegate per compensare le emissioni di anidride carbonica del suo nuovo tour italiano.

Che cosa significa? Che tutti gli spettatori - credo che i 150.000 biglietti siano già stati venduti perlopiù, ma si può ancora tentare - contribuiranno alla creazione e la tutela di un polmone verde in Costa Rica.

Il calcolo delle emissioni è stato fatto tenendo conto dell’impatto derivante dall’organizzazione e dalla gestione di tutti e 14 i concerti. Per compensare i 592.511 Kg di CO2 che verranno emessi dal tour, il Liga farà piantare ben 152.906 mq di foresta.

A questo punto mi chiedo. E tutti gli altri concerti che non sono a impatto zero, quanto verde ci portano via?

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06 novembre 2007

Caos calmo: la voce di Sandro Veronesi è meglio della Nutella

A breve - vi terrò informati sul quando - troverete negli Autogrill, nelle librerie e nei negozi delle pubblicazioni un pò speciali. Sono gli AudioBook di Emons Italia, casa editrice guidata da Viktoria Von Schirach, Silvia Nono e Flavia Gentili. Ne ho parlato un mesetto fa su Nòva24, e allego qui di seguito uno stralcio dell'articolo.

Ma la cosa più interessante, per voi, sarà assaggiare una delle loro prime registrazioni. Caos Calmo di Sandro Veronesi. A mio parere, la fine del mondo. Sedetevi, sdratiatevi, cucinate o stendete i panni, mettetevi le cuffie e fate finta di lavorare oppure inondate il vostro ufficio di good vibrations. Perché tutto ciò, a mio parere, è molto meglio di un barattolo di Nutella. Chissà se del film...

Download caos_calmo_capitolo_1.mp3

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05 novembre 2007

Blogosfere writers

Onde peccare di autoreferenzialità, lo ammetto dal principio. Blogosfere fa parte del gruppo de Il Sole 24 Ore. Non ne avevo mai scritto anche perché non sta proprio bene parlare dei vicini di casa in pubblico, o quanto meno dei tuoi condomini, anche se non proprio fratelli e sorelle.

Questa volta uno strappo alla regola perché.... perché ci capito sempre più spesso a prescindere dai link in home page sul Sole24, su Blogosfere. A leggere cosa dicono di tv, di media, di musica, di cinema, di cultura. Quindi, semplicemente, giusto una parola di incoraggiamento ai Blogosfere writers. Non siete affatto male. Credo sia un complimento, seppur timido.

Come dicono quelli della radio? ....stay tuned...?

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03 novembre 2007

I 100 autori del cinema e gli elettricisti

Ci sono altri 100 autori, fuori dai blog ma inseriti nel più autorevole mondo del cinema, che hanno scritto a loro modo, una lettera agli spettatori. Ed essendo gente da sala, invece che scrivere sui giornali (in verità, Bertolucci e Piccioni hanno fatto anche questo) hanno preferito delegare al video - lo hanno proiettato anche al Festival del Cinema di Roma - il racconto della loro urgenza. Che a mio parere, è un pò anche la nostra.

Sostanzialmente, il messaggio è questo: regole trasparenti per non essere alla mercé del politico di turno nei finanziamenti dello Stato al cinema. Non lasciare il governo della cultura alle televisioni. Aiutare un mondo che, senza lo Stato, rischia di essere compromesso non solo nelle professionalità dei grandi - i registi - ma anche in quello delle maestranze.

Poi i registi incalzano con qualche paragone Oltralpe. La Francia, che è un luogo molto più sensibile dell'Italia, spende di più. Nel BelPaese, invece, poche decine di milioni di Euro l'anno.
E poi, purtroppo, si parte con la specifica che questi soldi non servono tanto per i registi, quanto per le produzioni, e per pagare le centinaia di persone che lavorano alla "fattura" del film. E a proposito di noi giornalisti, si racconta che siamo pronti a criticarli ogni pié sospinto per la questione dei finanziamenti.

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02 novembre 2007

212 Bar Code: the opposite of "il baretto"

Aiuto! Giorno dopo giorno, email sempre più folli dai comunicatori in posta elettronica. Questa la tenevo in serbo da un pò. Un bar di Bergamo, che dalla mail non si capisce che è un bar di Bergamo, dal nome 212 Bar Code. Sarà anche un design curato nei minimi dettagli, ma a me tutta questa atmosfera modaiola e avveniristic inizia a mettere un pò d'angoscia.

Missing Bar Giamaica, pieno di vecchietti e giovinastri del centro Milano che giocano a carte, il lunedì sera. Missing il Bar del Gianicolo a Roma, con i frullati melacarota e i tavolini in legno. Missing - molto missing - La Libreria del Cinema, con i registi, gli attori, i tavolini bianchi col marmo sopra e la mitica Jessica che sorride sempre e ti chiede: "vuoi un altro caffé?".

Per i modaioli di Bergamo, però, senza alcun ritegno, segnalo l'apertura. Se siete tipi da aperitivi trendy invece che da caffélatte o bicérin, che ci posso fare io...

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01 novembre 2007

Segreti di Stato: finalmente il '78

Leggo su Repubblica un articolo di taglio basso a pagina 10. Che non passa inosservato.

Il premier Romano Prodi chiede di eliminare i Segreti di Stato relativi al caso Moro. Nonostante, poi, sempre dall'articolo, si capisca che, in una serie di indagini, siano emerse periodiche distruzioni di materiale riservato. Di cui si ignora l'entità, ma che probabilmente - sempre secondo Massimo Brutti, vicepresidente di Copaco - sono andate avanti fino agli anni Novanta, quando infine sono state bloccate dai Governi Ciampi e Dini.

Brutti chiude così, in modo inquietante: "potremmo avere un quadro del modo in cui i nostri servizi segreti operavano in quegli anni, che erano anche gli anni dell'infiltrazione nella nostra intelligence della loggia P2".

Ringraziando per il chiarimento, e per l'agghiacciante - seppur vera - dichiarazione, mi chiedo ora perché fare chiarezza solo sul '78. Forse è solo un inizio di trasparenza? Speriamo di sì.

Qualche mese fa, in occasione della pubblicazione del libro di Mario Calabresi, stavo cercando notizie sui documenti del Ministero dell'Interno relativi al 1972 - anno della morte del padre - e trovai le porte sbarrate. Pubblico qui di seguito, però, uno stralcio della piccola indagine su come funzionano gli Archivi di Stato, e come e perché certi documenti non siano ancora accessibili.

Così. Per chi non sapesse perché non sappiamo.

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