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Dopo PortaPortese

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La foto è di Mocchio, una di quelle esposte su Visual Contest di quest’anno. In realtà è uno spunto per parlare del mio oggi. Che si è tenuto nel “dopo PortaPortese” romano. Non ho portato la macchina fotografica, e ho sbagliato. Sono andata, da sola, alle 3 del pomeriggio, a vedere il mercato più visitato di Roma nel suo happy end. E ho visto tanta carta per terra, tanti rifiuti, ma soprattutto, ancora tanta gente per strada.

Non erano i commercianti che sbaraccavano, no. Erano una punkabbestia, sette extracomunitari, tanta gente di colore e con accenti strani, ma erano anche decine di italiani. Benvestiti, come tanti altri che si incontrano in un normale vicolo di Trastevere, tutti concentrati a rastrellare con gli occhi un terreno ancora pieno di cose abbandonate. Italiani che guardavano per terra. Cercando tra i rifiuti qualcosa da prendere. Italiani come me, che raccoglievano e provavano vestiti, che raccattavano bambole e pupazzi rotti, italiani che non mi guardavano neanche in faccia, prima di chinarsi a raccogliere le ciabatte buttate a pochi centrimetri dai miei piedi.

Una signora di mezza età, con un ragazzo più giovane di lei che portava una Polo Ralph Lauren, si è messa addosso una gonna rosa che ha estratto da un sacchetto dell’immondizia, proprio a fianco del marciapiede dell’elettricista più frequentato della città. Se l’è messa sopra i suoi pantaloni di lino. Erano di lino, i suoi pantaloni, sì. Ma si vedeva che non era un gioco della domenica, per loro, far gita al “dopo Porta Portese”. Si vedeva che ci erano già venuti. Conoscevano i posti dove andare a cercare…

E io invece, che ci sono finita quasi per gioco, per il rifiuto di una domenica in coda al mare, come quelle di tutti, non mi sento per niente bene adesso. Italiani, accattoni con la Ralph Lauren, ma che cosa ci sta succedendo?